Spuhler (Stadler Rail): “sono indeciso sui bilaterali III”
Peter Spuhler, presidente del consiglio di amministrazione di Stadler Rail e uno degli imprenditori più conosciuti del paese, è indeciso sul nuovo pacchetto di intese con l'Unione europea che il Consiglio federale ha battezzato bilaterali III.
(Keystone-ATS) “In linea di principio, in quanto azienda esportatrice, abbiamo bisogno degli accordi bilaterali I”, afferma il 67enne in un’intervista pubblicata oggi dal periodico finanziario romando L’Agefi. “Per noi sono le intese più importanti. Sono in vigore da 25 anni, ma è vero che con il tempo stanno perdendo efficacia”.
“Per quanto riguarda gli accordi bilaterali III, ho due opinioni contrastanti”, prosegue l’ex consigliere nazionale UDC turgoviese. ” Da un lato dico sì dal punto di vista della politica economica, dall’altro no dal punto di vista istituzionale. Sto ancora valutando i pro e i contro”.
“Dal profilo istituzionale, perdiamo moltissime possibilità di intervenire nel processo politico attraverso le iniziative e i referendum”, mette in guardia il manager. “Bisogna davvero riflettere su cosa ciò significhi e soppesare bene la situazione. Gli accordi bilaterali di prima generazione rimarrebbero comunque in vigore”.
Ma in quanto azienda – chiede il giornalista di L’Agefi – non avete bisogno anche voi di una convenzione istituzionale con l’Ue? “La Svizzera dispone già dell’accordo di libero scambio del 1972, nonché degli accordi bilaterali I e II”, risponde l’intervistato. “Questi trattati non saranno denunciati se rifiutiamo il nuovo pacchetto. Sarebbe necessario che i 27 parlamenti degli stati membri dell’Unione europea li denunciassero all’unanimità”.
La Svizzera non sarebbe forse più protetta all’interno dell’UE? “Per me un’adesione è assolutamente fuori discussione”, replica il dirigente. “Da un punto di vista storico, se si considera come la Svizzera sia diventata ciò che è oggi e come abbiamo raggiunto una straordinaria stabilità politica, attribuisco l’evoluzione in primo luogo alla democrazia diretta, che permette al cittadino di intervenire costantemente nel processo politico. Oggi in Germania e in Francia si vede quanti cittadini siano delusi dalla politica. Di conseguenza, votano per l’estrema sinistra o l’estrema destra.
“Dobbiamo stare molto attenti a non andare in questa direzione sbagliata”, insiste l’uomo d’affari con studi all’università di San Gallo. “Da noi quando le elezioni al Consiglio nazionale danno luogo a variazioni di due punti percentuali si parla già di terremoti politici: in altri paesi, occorre una variazione a due cifre per parlare di scossone. Dobbiamo preservare questa stabilità”, conclude.