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Spagna: Sánchez sotto assedio, Guardia Civil in sede centrale PSOE

Keystone-SDA

Si stringe sempre più la morsa giudiziaria attorno a Pedro Sánchez, acclamato leader progressista sulla scena internazionale, ma assediato in casa dagli scandali.

(Keystone-ATS) Mentre in Vaticano stringeva la mano a Papa Leone XIV – nel primo incontro col Pontefice in vista della sua visita in Spagna – a Madrid gli uomini dell’Unità centrale operativa (UCO) della Guardia Civil entravano nel quartier generale del Partito socialista (PSOE).

Una coincidenza temporale, ma dal peso politico devastante per il premier, assediato da anni dalle inchieste che investono ex alti dirigenti del partito, il suo entourage, la famiglia e, per ultimo, il suo predecessore José Luis Rodríguez Zapatero.

Il blitz ordinato dal giudice dell’Audiencia nacional, Santiago Pedraz, segna un salto di qualità: gli agenti hanno acquisito documenti contabili, fatture e dispositivi elettronici nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza una presunta rete organizzata e finalizzata a “destabilizzare in modo sistematico e continuato” i procedimenti giudiziari e le attività investigative che coinvolgono il PSOE e il governo Sánchez. “È una richiesta di informazioni, non una perquisizione”, ha minimizzato il premier da Roma, assicurando “massima collaborazione”.

Ma il clima è sempre più quello dell’assedio. Sánchez continua a escludere elezioni anticipate: “non posso convocare il voto per interessi di parte”, ha detto, ribadendo che la legislatura andrà avanti fino al 2027.

Secondo l’ordinanza del giudice Pedraz, il cuore della presunta trama risalirebbe alla primavera del 2024, nel pieno della crisi provocata dall’indagine aperta sulla “primera dama”, Begoña Gómez.

Proprio nei giorni in cui Sánchez annunciò la sua celebre “pausa di riflessione” sulla possibilità di dimettersi, nella sede socialista di Ferraz si sarebbe riunito un gruppo incaricato di screditare magistrati, investigatori della Guardia Civil e pubblici ministeri, finanziando manovre intimidatorie e cercando informazioni riservate per fermare i dossier giudiziari più delicati, fra i quali quelli che riguardano la moglie e il fratello del premier, David Sánchez, a carico del quale sta inizia il processo per abuso di ufficio e traffico di influenze.

Al centro dell’inchiesta c’è l’ex numero tre del partito, Santos Cerdán (già sospeso dopo l’implicazione nel caso Koldo di presunte tangenti), ritenuto il coordinatore politico dell’operazione. Con lui risultano indagati l’ex militante socialista Leire Díez, l’ex vicepresidente andaluso Gaspar Zarrías, l’imprenditore Javier Pérez Dolset e dirigenti vicini a Cerdán.

I reati contestati ai nove indagati sono pesanti: associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenze, rivelazione di segreti, falsa testimonianza, falso documentale e reati contro le istituzioni dello Stato.

Secondo gli investigatori, Leire Díez, giornalista freelance, indicata come la “fontanera” (l’idraulica) del partito, sarebbe l’intermediaria incaricata di raccogliere informazioni compromettenti e influenzare procedimenti giudiziari. Per remunerarla, sostiene l’accusa, sarebbero state utilizzate fatture false emesse da società legate al partito, per cui risulta sotto accusa anche l’amministratrice del PSOE Ana María Fuentes.

Per Sánchez, dunque, il problema ormai non è solo giudiziario ma sempre più politico. Il Partido Popular all’opposizione chiede la fine della legislatura per “decomposizione istituzionale” e il suo leader Alberto Núñez Feijóo descrive un paese in “agonia politica”.

Mentre anche alcuni alleati parlamentari del governo, come i nazionalisti del PNV e di Junts, cominciano a prendere le distanze. Per i soci della sinistra Sumar, “la linea rossa” è l’eventuale finanziamento illecito del PSOE, finora non emerso dai fascicoli d’inchiesta. Ma è il labile appiglio che ancora tiene in vita il governo di Pedro Sánchez, il premier resiliente.

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