SMI riceve un’iniezione farmaceutica, entrano Galderma e Sandoz
Da lunedì lo Swiss Market Index (SMI) cambia volto, almeno in parte: nell'indice azionario svizzero più importante entra il fabbricante di prodotti per la cura della pelle Galderma e il produttore di generici Sandoz.
(Keystone-ATS) Per fare loro posto escono la società di logistica Kühne+Nagel e il colosso telecom Swisscom. È una piccola rivoluzione, sicuramente il più grande cambiamento degli ultimi anni.
SIX, l’impresa che gestisce la borsa elvetica, aveva annunciato il mutamento all’inizio di luglio. Come noto a stabilire la classifica che determina promozioni e retrocessioni nell’Olimpo dei 20 principali valori del mercato sono due fattori: il volume medio di scambi e la capitalizzazione del flottante (la quota di capitale di una società liberamente negoziabile) negli ultimi dodici mesi. Per i posti dal 19 al 22, la cosiddetta zona cuscinetto, valgono regole aggiuntive per evitare cambiamenti continui dovuti a piccoli spostamenti: questo conferisce ai membri già presenti nell’SMI un vantaggio rispetto agli sfidanti.
La conseguenza evidente dell’ultima revisione è che il settore farmaceutico acquisisce ancora più peso: oltre a Galderma e Sandoz, fanno infatti parte dell’SMI anche Novartis, Roche, Lonza e Alcon. Il numero di rappresentanti del ramo sale quindi da quattro a sei. In termini di capitalizzazione, però, lo spostamento è meno marcato: la quota delle aziende sanitarie sul totale dell’indice SMI sale a circa il 40%, dal 36% precedente.
L’indice non rappresenta l’intera economia elvetica, mostra piuttosto l’andamento delle società e dei settori quotati più grandi e più liquidi, spiegava all’agenzia Awp Remo Rosenau, esperto di Helvetische Bank, al momento dell’annuncio dei cambiamenti. Questi comparti sono comunque molto importanti. È vero che l’indice perde un po’ di capacità esplicativa come misura dell’intera ampiezza dell’economia, ma era già così anche prima, osservava Rosenau. “L’SMI resta un ottimo indice di riferimento per il mercato azionario svizzero, dove alcune branche hanno naturalmente un forte peso.”
La marcata presenza di singoli rami nell’indicatore borsistico di riferimento non è peraltro una peculiarità tutta elvetica: anche altri noti indici riflettono solo in parte la rispettiva economia. A titolo d’esempio il Dow Jones Industrial Average illustra l’economia americana in modo ancora meno rappresentativo di quanto l’indice SMI faccia con quella elvetica.
L’ingresso di una società in un indice noto come l’SMI non è solo una questione di prestigio: aumenta concretamente la visibilità e l’attenzione verso un titolo da parte degli investitori istituzionali e internazionali. Visto che molti fondi ed ETF (i fondi quotati) replicano l’indice, l’inclusione può inoltre generare domanda aggiuntiva per un’azione, perché questi prodotti devono adeguare i propri portafogli. Di norma aumenta anche la liquidità e l’attività di negoziazione, il che può rendere il titolo più attraente per altri investitori. L’effetto, però, non è automaticamente duraturo: una parte del movimento di prezzo viene spesso anticipata prima dell’ingresso effettivo nell’indice di riferimento.
Attualmente l’SMI è composto (in ordine alfabetico) da: ABB (elettrotecnica), Alcon (oftalmologia), Amrize (industria), Geberit (sanitari), Givaudan (aromi e fragranze), Holcim (materiali da costruzione), Kühne+Nagel (logistica), Logitech (elettronica), Lonza (farmaceutica), Nestlé (alimentari), Novartis (farmaceutica), Partners Group (finanza), Richemont (beni di lusso), Roche (farmaceutica), Sika (chimica per l’edilizia), Swiss Life (assicurazioni), Swiss Re (riassicurazioni), Swisscom (telecomunicazioni), UBS (servizi bancari) e Zurich Insurance (assicurazioni). Se la graduatoria viene invece stilata sulla base della capitalizzazione svettano Roche, Novartis e Nestlé.
Come si ricorderà lo Swiss Market Index è nato ormai quasi quattro decenni or sono, il 30 giugno 1988. Allora partì con 1500 punti – il punto più basso risale al 14 gennaio 1991, con 1287,60 punti – e nel frattempo si è quindi moltiplicato per oltre 9 volte. I 5000 punti vennero raggiunti nel 1997, i 10’000 nel 2019, i 12’000 nel 2021, i 13’000 punti nel febbraio 2025 e i 14’000 punti nel febbraio 2026, con un massimo di tutti i tempi di 14’669,51 punti l’8 agosto scorso. Nella giornata odierna l’indice si muove intorno ai 13’900 punti.
La migliore performance in questi anni è stata quella del 1993 (+40%), la peggiore quella del 2008 (-35%). L’anno scorso ha segnato un +14,4%, mentre nel 2026 l’SMI ha per il momento guadagnato il 4,9%.
Per chi ama indugiare nella nostalgia economica può essere fatto qualche nome interessante delle 22 imprese (allora era questo il numero) che nel 1988 fecero parte del primo SMI: Brown, Boveri & Cie (darà vita, attraverso una fusione, ad ABB), Banca Popolare Svizzera (rilevata nel 1993 dal Credito Svizzero), Credito Svizzero (poi Credit Suisse, rilevata nel 2023 da UBS), Società di Banca Svizzera (fusione con UBS nel 1998), Unione di Banche Svizzere (UBS: allora era solo una sigla, oggi è la ragione sociale completa), Swissair (fallita nel 2001), Winterthur (rilevata nel 2006 da Axa).