Sharaa a Trump, “dai a Israele il New Jersey, non il Golan”
Il New Jersey sì, il Golan no: è il consiglio immobiliare che il leader siriano Ahmad al-Sharaa racconta di aver dato a Donald Trump, quando il presidente Usa gli ha ricordato di aver riconosciuto l'annessione israeliana delle alture occupate da Israele nel 1967.
(Keystone-ATS) Poco prima di rivolgersi all’Assemblea generale dell’Onu, Sharaa ha raccontato, in un dibattito pubblico a New York, di aver suggerito a Trump di regalare agli israeliani il New Jersey al posto del Golan: “dagli il New Jersey… tanto non è nemmeno tuo, lì vincono i democratici”, avrebbe detto al tycoon durante l’incontro alla Casa Bianca.
Il Golan, ha aggiunto Sharaa, è tutta un’altra faccenda: “è della sua gente”. Poche ore dopo, dal podio del Palazzo di Vetro, il tono dell’ex leader qaedista, un tempo in tuta mimetica, ormai rigorosamente in giacca e cravatta, si è fatto retoricamente duro: “Qualsiasi tentativo di violare la nostra sovranità, di violare il diritto internazionale, sarà fermato: il Golan resterà territorio siriano”, ha detto, ricordando le ripetute “aggressioni” israeliane su un Golan la cui annessione, nel 1981, non è stata mai riconosciuta dal mondo, salvo Stati Uniti e Colombia.
Gli ha risposto a distanza il ministro israeliano della Difesa Israel Katz, secondo cui lo strategico altopiano nel nord-est è “parte integrante ed eterna di Israele” e l’Idf non si ritirerà dalla zona cuscinetto che controllano in Siria dalla destituzione del dittatore siriano Bashar al-Assad nel 2024.
Ma all’intransigenza verbale di Sharaa – che prima di prendere il potere a Damasco, nel dicembre 2024, si faceva chiamare Jolani, ovvero “originario del Golan” – non corrisponde una reale attenzione di Damasco nei confronti della “gente” di quel che rimane del Golan siriano, teatro ormai quotidiano delle scorribande israeliane.
Mentre Sharaa tornava a parlare di pace con Israele, affermando all’Onu che la Siria punta a una soluzione pacifica con l’ex nemico e assicurando che i negoziati mediati dagli Stati Uniti avrebbero già risolto quasi il 90% dei nodi di un “accordo di sicurezza”, sul terreno una nuova ondata di coloni israeliani si spingeva di nuovo in Siria, rivendicando il diritto a colonizzare quella che nella Bibbia si chiama “terra di Bashan”, regione a sud-ovest di Damasco che per i coloni è semplicemente il nord-est dello Stato ebraico.