SH: discriminazione verso nazionale calcio, influencer assolto
Il Tribunale cantonale di Sciaffusa ha assolto l'influencer attivo su TikTok Mirco Casorelli dalle imputazioni di discriminazione e incitamento all'odio. Era accusato di aver creato contenuti razzisti che prendevano di mira i calciatori della nazionale svizzera.
(Keystone-ATS) Secondo la giudice unica non vi sono gli estremi per una condanna. Le spese procedurali sono a carico dello Stato e all’imputato verrà accordato un risarcimento per coprire le spese degli avvocati.
Le accuse nei confronti del 40enne sono dovute a video che prendevano di mira la nazionale, pubblicati su TikTok e Instagram nell’estate 2023. In questi contenuti, viene sottolineato nella sentenza, l’uomo ha sì fatto riferimento a caratteristiche fisiche dei giocatori, ma non viene mai preso di mira un gruppo etnico in particolare. In assenza di denunce delle persone coinvolte, non vi sono quindi gli elementi per una condanna.
Durante la lettura della sentenza è stato comunque affermato che l’influencer si è mosso su un terreno scivoloso e che l’assoluzione è più legata a sottigliezze giuridiche. “La satira e l’umorismo non giustificano tutti”, ha detto la giudice.
La difesa invoca la satira
Nel corso del dibattimento il tiktoker ha respinto le accuse. Il suo account è noto per essere satirico e persino il suo nome online “Bireweich” (traducibile con “stupido”) mette in evidenza il carattere ironico dei contenuti. Casorelli ha detto di non avere mai utilizzato parole offensive o discriminato gruppi etnici specifici. Inoltre ha lui stesso “doppia nazionalità e conosce la discriminazione per esperienza personale”.
La procedura è stata avviata da un decreto d’accusa che prevedeva una pena pecuniaria con la condizionale e una multa da 2700 franchi. Il Ministero pubblico, assente all’udienza, ha chiesto la conferma della decisione. La difesa ha invece domandato l’assoluzione, invocando la libertà d’espressione.
Denuncia dell’ASF
Secondo il decreto d’accusa, “Bireweich” aveva gravemente insultato giocatori della nazionale di origine balcanica o dell’Africa del nord. In quello che chiamava il “controllo del canto” durante l’inno nazionale, utilizzava espressioni come “testa quadrata” o “boy band jugoslava”.
La denuncia è stata sporta dall’Associazione svizzera di football (ASF). La sentenza non è definitiva e può ancora essere impugnata.