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Servizio civile: 57 mila firme contro inasprimento accesso

Keystone-SDA

"No allo smantellamento del servizio civile". Con questo slogan i Giovani Verdi, sostenuti da una trentina di organizzazioni, hanno consegnato oggi alla Cancelleria federale 57 mila firme a sostegno del referendum contro l'inasprimento delle condizioni di accesso.

(Keystone-ATS) La presentazione del referendum da parte di un’ampia alleanza rappresenta “un segnale politico forte”, sottolineano i promotori della consultazione popolare.

A loro parere, “il servizio civile deve essere mantenuto in futuro come servizio essenziale per la società. Esso interviene laddove esiste già oggi una grave carenza di personale e fornisce così il suo sostegno dove l’aiuto è più necessario.

L’inasprimento della legge votata dal Parlamento, sostengono i promotori in una nota, limita del 40% l’accesso al servizio civile, riducendo il numero di civilisti da 6800 a 4000 all’anno, al fine di rafforzare gli effettivi dell’esercito.

Questo calo è preoccupante, poiché ogni anno le persone soggette al servizio civile svolgono quasi due milioni di giorni di lavoro nei settori dell’assistenza, dell’istruzione, dell’agricoltura, della protezione dell’ambiente e della natura, sottolineano i Giovani Verdi e la Federazione svizzera per il servizio civile (Civiva). “In tutti questi settori di importanza sistemica, i civilisti forniscono un prezioso sostegno al personale che vi lavora”, stando a Sheldon Masseraz, copresidente dei Giovani Verdi ed ex civilista.

Mentre gli attacchi al servizio civile si moltiplicano e si intensificano in parlamento dall’inizio della guerra in Ucraina, la situazione è ben diversa tra la popolazione, a detta della consigliera nazionale, nonché vicepresidente di Civiva, Priska Seiler Graf (PS/ZH). Le prestazioni dei civilisti godono di un ampio riconoscimento: ospedali, case di riposo, scuole, asili nido o aziende agricole di montagna, non possono fare a meno del lavoro di queste persone, secondo la deputata zurighese.

Il servizio civile offre ai giovani con un conflitto di coscienza una soluzione alternativa riconosciuta all’obbligo militare, osserva dal canto suo Pauline Schneider del Gruppo per una Svizzera senza esercito.

L’alleanza all’origine del referendum teme che l’inasprimento delle condizioni di accesso non sia che il primo passo verso lo svuotamento progressivo del servizio civile, fino alla sua soppressione.

Il perché della riforma

Il parlamento ha deciso nel settembre scorso di rendere più difficile l’accesso al servizio civile per ovviare alla carenza di soldati nell’esercito. Nel suo messaggio, il Consiglio federale giudica infatti problematico il numero di domande per il servizio civile – il cui livello rimane elevato, 6’754 nel 2023 contro le 6’088 del 2019 – presentate da militari che hanno già completato la scuola reclute, da specialisti e da quadri dell’esercito.

Per porre un argine a questa emorragia, l’esecutivo ha partorito una legge che limita le domande d’ammissione che sono essenzialmente motivate da ragioni diverse dal conflitto di coscienza (che verrà sempre riconosciuto).

I cambiamenti principali

La nuova legge sul servizio civile introduce sei misure. In primo luogo, chi sceglie di svolgere il servizio civile dovrà impegnarsi per un minimo di 150 giorni. Inoltre, il calcolo dei giorni ancora da prestare sarà effettuato applicando un fattore correttivo di 1,5 anche per i sottufficiali e gli ufficiali.

Un’ulteriore misura riguarda i medici, che non potranno essere impiegati nel loro settore specialistico all’interno del servizio civile. La legge stabilisce anche che i membri dell’esercito che hanno già assolto tutti i giorni di servizio obbligatorio non potranno accedere al servizio civile: una norma pensata per impedire l’elusione del tiro obbligatorio.

A partire dall’ammissione, i civilisti saranno inoltre tenuti a prestare almeno un impiego all’anno. Infine, chi presenta domanda durante la scuola reclute dovrà svolgere l’impiego di lunga durata entro l’anno civile successivo.

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