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Serbia: scontri, decine di poliziotti feriti e 114 arresti

Keystone-SDA

È di 75 agenti di polizia feriti e di almeno 114 arresti il bilancio dei nuovi violenti scontri di piazza tra manifestanti antigovernativi, guidati dagli studenti in agitazione, e forze dell'ordine registratisi nella tarda serata di ieri in varie città della Serbia.

(Keystone-ATS) Distrutte anche alcune auto della polizia. Nel darne notizia, il ministro dell’interno Ivica Dacic ha precisato che 26 poliziotti sono rimasti feriti a Belgrado, nove a Pancevo e sette a Valjevo. Si è trattato, ha affermato il ministro, di uno degli attacchi più violenti e brutali nei confronti delle forze di polizia, bersagliate a lungo dal lancio di pietre, bottiglie, sacchetti della spazzatura, petardi, fumogeni e altri oggetti.

Per questo gli agenti sono stati costretti a reagire, anche con il lancio di gas lacrimogeni. Numerosi gli attacchi e le devastazioni a sedi e sezioni locali del Partito progressista serbo (SNS, nazional-conservatore, la forza di maggioranza che fa capo al presidente Aleksandar Vucic), con gli agenti che hanno formato massicci cordoni per evitare il contatto fra gli assalitori e gli attivisti e i militanti di tale partito.

“Ieri sera si è assistito ad autentici assalti ingiustificati contro la polizia e ad aperte violazioni della pace e dell’ordine pubblico in tutto il paese ad opera dei blokaderi (come in Serbia vengono definiti i gruppi di studenti che dallo scorso novembre attuano blocchi stradali e occupano decine di facoltà universitarie)”, ha detto Dacic, sottolineando come tutto ciò rappresenti non solo un attacco alle forze dell’ordine, ma “allo stato e alle istituzioni democratiche”.

Il ministro ha rilevato che tra gli arrestati a Belgrado vi è anche un giovane croato 23enne, sorpreso mentre lanciava pietre contro la polizia. Tutti gli arrestati, ha aggiunto, saranno processati e condannati in base alla legge. “Noi non minacciamo nessuno, ma facciamo appello alla calma e all’ordine, poiché quello che accade è opera di teppisti e non ha alcun legame con le proteste politiche ma esclusivamente con la volontà di infrangere l’ordine pubblico e della pace. Ringrazio tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine per il loro comportamento responsabile”, ha detto Dacic.

Dopo mesi di proteste generalmente pacifiche ad opera del movimento degli studenti, mobilitati da novembre per la morte di 16 persone nel crollo di una tettoia esterna alla stazione di Novi Sad, negli ultimi giorni si è assistito in Serbia a un deciso cambio di strategia con raduni e manifestazioni particolarmente violente contro la polizia e le sedi dell’SNS.

Il presidente Vucic, il premier e il resto della dirigenza serba non cessano di condannare tale esplosione di violenza, assicurando tuttavia che lo stato è sufficientemente forte per scongiurare una guerra civile nel paese. Il leader dell’SNS ed ex premier Milos Vucevic ha detto oggi che le autorità non pensano all’imposizione dello stato di emergenza dal momento che sono sufficienti le norme e le leggi in vigore per ripristinare l’ordine e la calma. Vucevic ha al tempo stesso lamentato la mancanza di una qualsiasi condanna delle violenze di piazza da parte dei rappresentanti europei.

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