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Selecta vuole prezzi dinamici e dire addio ai contanti

Keystone-SDA

Rivoluzione in vista per i clienti di Selecta, gruppo specializzato negli automatici del caffè, di bevande e di snack installati negli uffici nonché in luoghi pubblici: entro tre anni tutti i 309'000 apparecchi gestiti diventeranno senza contanti, anche in Svizzera.

(Keystone-ATS) E l’impresa sta pensando a prezzi dinamici, con i prodotti che diventeranno più cari fuori dagli orari di apertura dei normali negozi.

“La gestione del contante genera costi e alimenta il vandalismo”, afferma Venkie Shantaram, CEO della società dall’ottobre scorso, in un’intervista pubblicata dal portale Watson. Oggi malgrado la tendenza digitale, “in Svizzera, Italia, Spagna, Germania e Francia la maggioranza paga ancora con monete”, con circa 20 milioni di euro mensili circolanti nelle macchine.

La strategia più audace riguarda i prezzi. “Valuteremo la nostra offerta, prodotto per prodotto. In passato eravamo semplicemente troppo cari”, ammette il 53enne. L’obiettivo è introdurre una tariffazione dinamica su due fasce orarie: “Perché non avere due prezzi diversi al giorno? Uno durante l’orario di apertura dei negozi e uno dopo?”. L’aumento serale non sarà drastico: “Rispetto ai supermercati, i prodotti non dovrebbero costare più del 10% di giorno; su quella base, si potrebbe aggiungere un altro 10% in orario notturno”.

Parallelamente il dirigente caldeggia uno sfoltimento dell’assortimento. “Il 19% dei nostri prodotti genera l’80% del margine lordo: molti articoli ci rendono troppo poco”. L’offerta futura sarà più mirata e potrebbe includere articoli di igiene come assorbenti o, previa verifica anagrafica, prodotti del tabacco e alternative smoke-free.

Vengono per contro abbandonati i “castelli in aria” del passato, come l’espansione massiccia nei frigoriferi intelligenti per pasti freschi in ufficio. “I pasti freschi non sono la nostra competenza principale: questa strategia ci costa ancora molto”, dichiara il dirigente, rivelando di avere “500 frigoriferi inutilizzati in magazzino da vendere”. Anche la collaborazione con Coop per i “Coop to go” in luoghi semi-pubblici sarà ridimensionata.

La crisi ha insegnato la lezione più dura: Selecta, un anno fa, aveva un debito di 1,1 miliardi di euro. “Al mio arrivo, ho scoperto che avevamo 7300 fornitori: sono circa 6000 di troppo”. Ora, con nuovi investitori istituzionali al posto dei fondi private equity, il percorso è chiaro: “Il 2026 è un anno cruciale. Dobbiamo dimostrare il nostro valore”.

La riorganizzazione comporta anche dolorosi tagli. Dagli oltre 10’000 dipendenti del 2020 si è scesi a 6000, con ulteriori 80 posti cancellati di recente in Svizzera. “Sono convinto che ci siano ancora inefficienze: in alcuni casi, bastano due addetti invece di quattro per il rifornimento”, osserva lo specialista di nazionalità inglese, prevedendo un ulteriore calo a “5500 o anche 5000” collaboratori.

Simbolicamente significativo è lo spostamento della sede legale a Londra, “per un bacino di talenti più ampio”, mentre il quartier generale operativo svizzero resta a Cham (ZG) in un ufficio di co-working più economico. “La Svizzera rimane il nostro mercato più grande e redditizio”, tiene a precisare Shantaram. Alla domanda se Selecta esisterà ancora tra cinque anni, la risposta del nuovo capitano è netta: “Assolutamente: al 100 per cento”, conclude.

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