Seco corregge al ribasso previsioni crescita 2026 e 2027
La Segreteria di Stato dell'economia (Seco) corregge lievemente al ribasso le previsioni sulla crescita economica elvetica per l'anno in corso e per quello successivo: la crisi in Medio Oriente ha comportato un rincaro dei prezzi che frena l'economia mondiale.
(Keystone-ATS) Concretamente il prodotto interno lordo (Pil) nel 2026 dovrebbe salire solo dello 0,9%, a fronte dell’1,0% ipotizzato in marzo. Viene limato anche il dato relativo al 2027, che passa dal +1,7% al +1,6%. In tutti e due gli anni in esame la progressione del Pil elvetico sarà quindi inferiore alla media storica (cioè dal 1980), che è dell’1,8%.
Quelli indicati sono però i dati corretti dall’impatto degli eventi sportivi, che incidono sensibilmente perché in Svizzera hanno sede le ricchissime federazioni internazionali che incamerano miliardi con i diritti di diffusioni dei loro tornei. In base ai dati lordi il Pil progredirà dell’1,2% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027 (1,3% e 1,4% nella precedente valutazione).
A causa della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il petrolio ha conosciuto una forte impennata. In questo contesto, il gruppo di esperti della Confederazione ha rivisto al rialzo le sue ipotesi tecniche sui prezzi medi del petrolio per quest’anno e per il 2027. “Il rincaro energetico lascia presagire tassi di inflazione più elevati a livello internazionale e una politica monetaria più restrittiva, in particolare nei paesi partner commerciali europei, contribuendo a intorbidire le prospettive congiunturali globali”, scrivono gli specialisti.
Questo ha effetti a cascata anche sull’andamento dei prezzi in Svizzera: il rincaro viene ora visto allo 0,6% sia quest’anno che nei dodici mesi successivi (stima di marzo: rispettivamente 0,4% e 0,5%). L’aumento dei prezzi frenerà i consumi privati.
Le incertezze sono comunque tante. La Seco fa presente gli sviluppi in Medio Oriente, l’evoluzione della politica commerciale dei vari paesi, i dazi americani, possibili ribassi dei mercati finanziari e l’indebitamento degli stati. Fattori che potrebbero fra l’altro portare a un’ulteriore spinta al rialzo per il franco, concludono gli specialisti.