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Seco corregge al ribasso previsioni crescita 2026, pesa la guerra

Keystone-SDA

La Segreteria di Stato dell'economia (Seco) corregge lievemente al ribasso le previsioni sulla crescita economica elvetica per l'anno in corso: pesa in particolare il conflitto in Medio Oriente.

(Keystone-ATS) Concretamente il prodotto interno lordo (Pil) nel 2026 dovrebbe salire solo dell’1,0%, a fronte dell’1,1% ipotizzato in dicembre. Viene invece confermato il dato del +1,7% per il 2027. In tutti e due gli anni in esame quindi la progressione del Pil elvetico sarà inferiore alla media storica (cioè dal 1980), che è dell’1,8%.

Quelli indicati sono però i dati corretti dall’impatto degli eventi sportivi, che incidono sensibilmente perché in Svizzera hanno sede le ricchissime federazioni internazionali che incamerano miliardi con i diritti di diffusioni dei loro tornei. In base dai dati lordi il Pil progredirà dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027 (1,4% in entrambi gli anni nella precedente valutazione).

“A causa della guerra in Medio Oriente, a fine febbraio i prezzi mondiali dell’energia hanno conosciuto una forte impennata. Questo pesa sulle prospettive congiunturali internazionali e fa riaffiorare lo spettro di un’inflazione più alta anche nei nostri paesi partner commerciali, europei e asiatici”, commentano gli esperti della Seco. In ogni caso, l’ulteriore evoluzione del conflitto e le sue ripercussioni economiche rimangono estremamente incerte, mettono in guardia gli specialisti.

In questo contesto sono state riviste al rialzo le ipotesi tecniche sui prezzi medi del petrolio. Ciò ha effetti a cascata sull’inflazione, che per il 2026 sarà leggermente superiore a quello ipotizzato: il rincaro si attesterà allo 0,4% (stima di dicembre: 0,2%). Questo genererà anche una dinamica leggermente inferiore per quanto riguarda i consumi privati.

Nel 2027 la crescita dell’economia svizzera dovrebbe poi accelerare, con un’inflazione media dello 0,5% (previsione invariata). La domanda mondiale dovrebbe registrare una moderata progressione e i paesi europei, primi fra tutti la Germania, dovrebbero gradualmente riprendersi dall’attuale fase di debolezza.

La situazione economica si riflette anche sul mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione salirà presumibilmente al 3,0% nella media annua del 2026 e scenderà al 2,8% non prima del 2027.

Le incertezze sono comunque tante. Le previsioni della Seco si fondano sull’ipotesi che i dazi statunitensi sulle importazioni rimangano all’attuale livello: è tuttavia possibile che le tariffe subiscano ulteriori modifiche, ad esempio dopo la scadenza dell’attuale regime, osservano i funzionari federali.

Sui mercati finanziari il rischio di correzioni rimane presente e i pericoli associati all’indebitamento globale restano elevati. Il franco potrebbe inoltre quindi subire un’ulteriore spinta al rialzo, conclude la Seco.

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