Sanchez assediato dall’opposizione, “ha fallito”. Ma lui in vacanza
La crisi di Ceuta irrompe in uno dei momenti politicamente più delicati della legislatura per Pedro Sanchez e rischia di accentuare le difficoltà di un esecutivo già sottoposto a forti pressioni sul fronte interno.
(Keystone-ATS) L’arrivo di circa 60’000 migranti nell’exclave spagnola ha offerto alle destre all’opposizione un nuovo potente argomento per mettere sotto accusa il premier socialista, mentre il governo sceglie una linea improntata alla difesa della cooperazione con Rabat, evitando qualsiasi rottura diplomatica con il vicino marocchino.
Ma, nel pieno della crisi, il premier non rinuncia alle sue vacanze, e parte per Lanzarote pubblicando per giunta una playlist di musica e libri consigliati per l’estate. Una decisione che scatena una valanga di critiche sui social.
Il leader del Partito Popolare (PP), Alberto Nunez Feijoo, è volato a Ceuta per cavalcare politicamente la crisi. Dalla città autonoma ha definito l’arrivo in massa di migranti “un’occupazione premeditata e senza precedenti”, attribuendo la responsabilità al “triplice fallimento” dell’esecutivo: “della politica migratoria, della sicurezza e della politica estera”.
Per Feijoo, il governo “non ha saputo proteggere le frontiere, né garantire la sicurezza dei cittadini”. La risposta è stata “tardiva” e “insufficiente” e ora deve spiegare “che cosa è fallito nella cooperazione con il Marocco”. Per il PP la partita è trasformare l’emergenza migratoria in una nuova accusa di debolezza nei confronti di Sachez, dopo mesi nei quali l’opposizione ha concentrato la propria offensiva sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il partito socialista e l’entourage del premier. E saldare temi diversi – legalità, sicurezza nazionale, controllo delle frontiere e politica estera – in un’unica contestazione al “sanchismo”.
Ancora più dura l’ultradestra, scesa in piazza nell’exclave dove domenica è atteso anche il leader di Vox Santiago Abascal. Da Ceuta, il responsabile del partito per la Sicurezza e l’Immigrazione, Samuel Vazquez, denuncia che “gli spagnoli sono stati abbandonati al loro destino”, accusando il governo di “proteggere se stesso invece dei cittadini”. Vox, in linea col fronte MAGA statunitense, insiste sulla tesi della “invasione migratoria” e sostiene che nella città autonoma continui una situazione di emergenza, nonostante gli annunci dell’esecutivo del rientro in territorio marocchino della “quasi totalità” dei migranti entrati nell’exclave.
Sanchez non solo respinge le accuse, ma difende l’efficacia della sua politica migratoria. Nella lettera inviata a Bruxelles rivendica che la Spagna è oggi “la seconda frontiera più sicura dell’Ue”, grazie a una strategia fondata su “solidarietà e cooperazione”. Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha ripetuto che quanto avvenuto a Ceuta è “un attacco all’integrità territoriale della Spagna”, pur ribadendo che Rabat resta “un partner autenticamente affidabile”, nonostante le polemiche sulla mancata prevenzione della crisi. Ed è proprio il rapporto con Rabat a rappresentare il nodo politico più delicato. Madrid evita di attribuire responsabilità dirette al vicino, rigettando le accuse che il regno utilizzi i flussi migratori come “minaccia ibrida”, nel timore di compromettere una cooperazione considerata essenziale per la sicurezza e il controllo della frontiera in Nord Africa.
L’unica voce critica sul rosario di morti, gli oltre 84 migranti annegati, è venuta dalla coalizione di sinistra Sumar -alleato del partito socialista nel governo progressista spagnolo – che ha chiesto al relatore speciale dell’ONU per i diritti dei migranti di indagare se le autorità marocchine abbiano “favorito o consentito” la partenza di massa verso l’exclave e denunciato una possibile “omissione del dovere di protezione” nei confronti delle decine di persone morte durante le traversate a nuoto.
Tensioni difficili da sopire nel quadro geopolitico più ampio. Secondo il politologo Guillermo Puliso, la crisi confermerebbe la strategia perseguita da Rabat, dopo il consolidamento del proprio piano di autonomia sul Sahara Occidentale, di riaprire i dossier – mai del tutto chiusi – sulla sovranità di Ceuta e Melilla. Anche come leva negoziale da utilizzare periodicamente nei confronti di Madrid. Fino alla pretesa resa dei territori exclave.