Sanchez, “mai conosciuto né tollerato alcuna pratica di corruzione”
"Non ho conosciuto né avrei tollerato nessuna di queste pratiche" di corruzione e "io non faccio ciò che altri hanno fatto a me, alla mia famiglia e a decine di dirigenti politici quando governava il Partido Popular".
(Keystone-ATS) Lo ha detto il premier spagnolo, Pedro Sanchez, riferendo oggi al Congresso spagnolo sulle numerose inchieste giudiziarie che coinvolgono alti dirigenti del Partito socialista e persone del suo entourage.
Sanchez ha assicurato che “il Psoe non si è finanziato illegalmente, al contrario, alcuni di sono approfittati del partito”.
“Non accettiamo la corruzione come fatto connaturato alla dimensione umana. Continueremo a lavorare perché sia bandita dalla vita pubblica”, ha assicurato il premier, nel ricordare di “aver messo al servizio delle forze e dei corpi di sicurezza tutte le informazioni” sui casi indagati e di aver rinnovato i vertici organizzativi del Partito socialista.
In Spagna “non può esserci nessuno spazio di impunità per persone corrotte, chiunque esse siano”, ha aggiunto Sanchez oggi in aula, riferendosi per la prima volta alla sentenza del Tribunale Supremo di condanna a 24 anni di carcere dell’ex ministro e suo braccio destro, José Luis Abalos.
Sanchez ha ricordato che l’inchiesta fu aperta nel 2024 e, a mano a mano che si sono conosciuti i fatti sfociati nella sentenza, il governo “ha agito” subito, allontanando Abalos dal Partito socialista.
“Vogliamo che si faccia giustizia e che coloro che hanno macchiato il buon nome del Partito socialista e del mio governo paghino”, ha anche detto il premier, chiedendo però “ai cittadini” di distinguere tra le varie indagini giudiziarie che riguardano il Psoe dai “titoli, le fughe di notizie e le speculazioni di attori politici e mediatici”, a suo dire interessati a che si crei una “sensazione di corruzione generalizzata, che non esiste”.
“In queste ultime settimane, il dibattito pubblico è stato saturato da un rivolo di notizie giudiziarie. Notizie che si succedono sui nostri schermi, mescolandosi a rumors, mezze verità e notizie false, provocando di conseguenza una legittima preoccupazione e una ragionevole confusione nella cittadinanza”, ha ricordato il leader socialista all’inizio del suo intervento al Congresso. “Voglio che questi cittadini e cittadine sappiano che non tolgo una virgola all’importanza di questi fatti né alle cause che si indagano”, ha aggiunto. Per poi procedere a una “anatomia dei casi” giudiziari che coinvolgono il Psoe e persone del suo entourage.
Le misure cautelari imposte dal giudice Juan Carlos Peinado del tribunale di Madrid a Begona Gomez “superano tutti i limiti del ragionevole, mettendo in discussione il lavoro del Corpo nazionale di polizia”, ha aggiunto Sanchez, nel riferirsi al ritiro del passaporto e al divieto di lasciare il Paese, con l’obbligo di firma due volte la settimana in tribunale, imposto a sua moglie dal giudice istruttore del tribunale di Madrid, che ha chiesto per Gomez il rinvio a giudizio per 4 presunti reati.
Sanchez si è riferito alla parte dell’ordinanza in cui il magistrato, per giustificare le misure cautelari, ha segnalato che gli agenti della scorta di Gomez “in un determinato momento possano, sia per iniziativa propria o seguendo ordini di propri superiori, essere precisamente coloro che collaborino nell’azione o azioni realizzate per facilitare la fuga”. Affermazioni che hanno provocato l’apertura di un procedimento disciplinare da parte del Csm spagnolo nei confronti del magistrato.
Peinado ha citato per questo pomeriggio alle 18:00 la “primera dama” in tribunale perché consegni il passaporto, nello stesso giorno dell’audizione prevista alla Camera di Pedro Sanchez sulle inchieste giudiziarie che scuotono il Psoe e il suo entourage.