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Riforma della cittadinanza Ius soli, sciopero della fame in Parlamento

Digiuno a rotazione nel Parlamento italiano per portare al voto la proposta di legge sullo Ius soli, la riforma della cittadinanza per gli stranieri che vivono in Italia. Il provvedimento rischia di non essere messo ai voti entro la fine della legislatura, naufragando dopo grandi sforzi di mediazione ed un lungo iter parlamentare. 

Oltre trenta tra deputati e senatori hanno aderito alla protesta, inclusi il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Non si tratta di un satyagraha, ovvero uno sciopero della fame ad oltranza più propriamente adottato come strumento di lotta non violenta in difesa dei diritti umani, ma piuttosto di una battaglia simbolica, nata, come i promotori stessi dichiarano: “per non doverci amaramente rammaricare, tra qualche mese o qualche anno, della nostra ignavia o della nostra impotenza“.

Il tempo stringe

Il decreto di legge, denominato sinteticamente Ius soli, è bloccato in Senato da due anni, dopo essere stato approvato alla Camera. Restano pochi mesi disponibili per approvare la riforma in questo Governo. Il disegno di legge è atteso da circa 600 mila figli di immigrati, nati in Italia dal 1998 a oggi, quindi ancora minorenni. Unendo questa cifra al numero dei figli di stranieri nati all’estero ma residenti in Italia, che rientrerebbero nella riforma, si arriva ad un totale di quasi un milione.

La legge è sostenuta dal governo, dal Partito democratico e dai partiti di sinistra. Fermamente contrari la Lega, Forza Italia, e la destra. Il Movimento 5 stelle ribadisce l’intenzione di astenersi, come al primo voto alla Camera dei Deputati, dove il provvedimento è passato esclusivamente grazie al supporto dei centristi di Alternativa Popolare, il partito di Angelino Alfano. 

Il progetto di legge è rimasto congelato dal 13 ottobre 2015 per approdare in Senato lo scorso giugno, sollevando violente proteste dei senatori leghisti. I centristi hanno annunciato di voler togliere il loro sostegno proprio a ridosso delle elezioni politiche, dimostrando di considerare la riforma impopolare, anche se non riguarda e non è collegata all’arrivo di nuovi immigrati. 

Persi i voti dei centristi, vista la difficoltà di raggiungere una maggioranza in Senato, il Partito Democratico è in dubbio sul mettere o meno la votazione in calendario, proponendo di lasciar morire la legge in questa legislatura e ripresentare la proposta in un prossimo Governo, ipotesi che, secondo molti sondaggi sulle intenzioni di voto, è tutt’altro che scontata. 

Una parte consistente del partito fa invece pressioni per tentare comunque la votazione. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, sostiene che ci sia ancora la possibilità ed il tempo utile per approvare il decreto.

L’agenda del Senato prevede la votazione del “Rosatellum”, la nuova legge elettorale, e la legge di bilancio per il 2018. Entro fine mese si apre una finestra che consentirebbe la votazione dello Ius soli, subito dopo il varo della legge finanziaria, una possibilità su cui puntano tutti i sostenitori della riforma.

Prima di approdare in Parlamento, la mobilitazione per lo Ius soli è scoppiata nella società civile. Le associazioni #italianisenzacittadinanza, l’Italia sono anch’io, Giovani Democratici, la rete “Insegnanti per la cittadinanza”, alunni e genitori da tutte le scuole d’Italia, sono stati i primi (dal 3 ottobre) ad iniziare in massa il digiuno a staffetta, organizzando il “Cittadinanza day” del 16 ottobre scorso, una grande manifestazione in contemporanea nelle piazze di diverse città italiane. 

I manifestanti hanno invitato ai rappresentanti di Senato e Governo a dimostrare responsabilità verso i bambini e le bambine di origine straniera, votando immediatamente la riforma. Chiedendo di applicare le nuove norme, più adeguate alle caratteristiche della società, ormai multietnica.

Ius soli "temperato"

La riforma, se approvata, introdurrebbe lo Ius soli “temperato”, quindi graduale, mediato, che estenderebbe l’acquisizione della cittadinanza ai figli di immigrati, a condizione che almeno uno dei due genitori abbia un permesso di soggiorno dell'Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo e sia residente in Italia da almeno cinque anni. Il provvedimento introdurrebbe lo Ius culturae, dando diritto alla cittadinanza anche ai figli di immigrati nati all’estero e arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età, a termine di un ciclo di studi compiuto in Italia.

Per la legge in vigore i figli di immigrati nati in Italia acquisiscono il diritto alla cittadinanza una volta compiuta la maggiore età. I figli di immigrati nati all’estero, i cui genitori sono regolari in Italia, hanno un percorso ancora più complesso per diventare cittadini italiani.

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