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Raid Usa in Iran, Teheran colpisce basi USA Bahrein e Kuwait

Keystone-SDA

La notte ha fatto registrare una gravissima escalation in Medio Oriente, culminata nelle ultime ore con la risposta militare di Teheran.

(Keystone-ATS) Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno infatti annunciato di aver colpito con missili e droni diverse basi militari statunitensi nella regione, in particolare quelle di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein, e di Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait, prendendo di mira infrastrutture chiave.

La notizia ha trovato subito riscontro sul campo: in Kuwait lo Stato Maggiore dell’Esercito ha confermato che le difese aeree sono entrate in funzione per intercettare attacchi ostili di droni e missili, mentre in Bahrein sono risuonate le sirene antiaeree per la seconda notte consecutiva, seguite da forti esplosioni udite anche dai giornalisti sul posto, col ministero dell’Interno che ha invitato la popolazione a cercare subito un rifugio sicuro.

Questa controffensiva arriva accompagnata da durissimi avvertimenti politici da parte dei vertici iraniani, che minacciano di estendere il conflitto. Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema, ha promesso severe punizioni per l’aggressore, mentre il presidente del parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito Washington che lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi e non con le minacce, intimando agli Stati Uniti di non calpestare la sovranità iraniana.

La fiammata era scoppiata ieri in tarda serata quando il Us Central Command ha avviato una nuova e pesante ondata di raid aerei all’interno del territorio iraniano. Le agenzie di stampa locali hanno riferito di forti esplosioni nel sud del Paese, in particolare nelle località costiere e strategiche di Bandar Abbas, Sirik, Konarak e Chabahar, dove è entrata in funzione la contraerea nel tentativo di respingere l’attacco americano.

A stretto giro è arrivata la rivendicazione di Donald Trump, che prima via social e poi a bordo dell’Air Force One ha confermato l’operazione, definendola una rappresaglia necessaria per il bombardamento di tre navi commerciali avvenuto il giorno precedente. Il presidente americano ha sottolineato che l’obiettivo è azzerare la capacità di Teheran di minacciare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, lanciando un ultimo avvertimento: gli Stati Uniti sono pronti a far peggiorare notevolmente la situazione se l’Iran dovesse colpire ancora, nonostante l’apparente e pressante richiesta di un accordo da parte del governo iraniano, sulla cui affidabilità Trump si è detto però fortemente scettico.

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