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Vite spezzate sulla rotta del contrabbando

La storia del contrabbando viene spesso rievocata attraverso una mitologia che l’ha resa non di rado una sorta di commedia in cui guardie e ladri si danno la caccia in un clima di rivalità, ma anche di reciproco rispetto. In realtà non bisognerebbe dimenticare che questo fenomeno ha avuto risvolti tragici e il traffico di merci ha conosciuto derive criminali molto gravi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2021 - 08:45
Guido Mariani e Vince Cammarata, The Italy Diaries

Nel periodo 1943-1948, a cavallo tra la fine della Seconda guerra mondiale e i primi anni post-bellici, il confine italo svizzero più che una linea di separazione rappresentava un’opportunità di sopravvivenza. Attraversare il confine poteva essere una via di scampo per profughi politici, ebrei e militari e dai traffici di frodo delle merci poteva dipendere il sostentamento di ampie fasce di popolazione ridotte allo stremo.

La guerra, la povertà, l’ampia diffusione di armi resero la frontiera una linea di sangue. Alla fine del conflitto il confine raccolse una serie di individui, sbandati e spesso armati, estranei all’ambiente tradizionale del contrabbando, che portavano in Svizzera non più riso, ma oggetti di maggior valore.

Sul versante svizzero e su quello italiano gli scontri armati tra guardie e contrabbandieri si moltiplicarono. In Ticino e Mesolcina, tra il 1945 e il 1946, si contarono 31 contrabbandieri e 3 guardie uccise.

La violenza legata al contrabbando divenne sempre più insostenibile per l’opinione pubblica. Un evento che turbò particolarmente gli animi fu l’omicidio della guardia di confine svizzera Ovidio Maggi, avvenuto a Roggiana, a poca distanza da Chiasso, nelle prime ore del mattino del 30 ottobre 1945.

Maggi, 27 anni, che pochi giorni prima era diventato padre di una figlia, fu falciato da una raffica di un fucile mitragliatore Beretta che ferì anche il suo collega, l’appuntato Giovanni Pelli.

Il caso destò enorme scalpore, dando definitivamente il segno del clima di violenza che stava ormai caratterizzando i traffici di frontiera. Si presero anche provvedimenti straordinari: il Dipartimento federale delle finanze stanziò un premio di 1'000 franchi per chiunque avesse fornito informazioni determinanti per la cattura dell’assassino.

Per l’episodio verranno poi arrestati e processati in Italia tre giovani di Maslianico in provincia di Como che verranno condannati a pene dai 20 ai 7 anni di reclusione, poi ridotte nel processo d’Appello.

Ma l’omicidio di Roggiana spinse anche le forze dell’ordine a usare con più frequenza le armi e a contribuire alla violenza di quei mesi. Scrisse un giornale di Locarno nell’estate del 1946, criticando un’azione delle Guardie di confine che aveva portato alla morte di un contrabbandiere disarmato: "Se certi omicidi potevano essere sottaciuti in tempo di guerra, oggi che la stessa è fortunatamente cessata, costituiscono azione cruenta che deve scomparire". Superati i postumi della guerra, con la fine del marasma istituzionale in Italia e la ripresa economica il contrabbando tornò ad essere, secondo tradizione, un’attività piuttosto pacifica.


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