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Primo maggio: manifestazioni e disordini in numerose città

Keystone-SDA

Le celebrazioni del Primo maggio 2026 in Europa e in Turchia sono state segnate da un clima di forte tensione sociale, con piazze gremite e scontri che hanno evidenziato una profonda frattura tra governi e cittadini.

(Keystone-ATS) In Turchia, la situazione è stata particolarmente critica: Piazza Taksim a Istanbul, simbolo storico delle rivendicazioni operaie, è stata nuovamente blindata dalle autorità. Nonostante il divieto di manifestare nell’area, centinaia di attivisti e sindacalisti hanno tentato di forzare i blocchi di polizia, innescando duri scontri. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, effettuando decine di arresti tra i manifestanti che gridavano slogan contro l’autoritarismo e l’inflazione galoppante che sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie turche.

In Francia, la mobilitazione è stata massiccia in tutte le principali città, con Parigi epicentro di un corteo che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. Sebbene le rivendicazioni principali riguardassero i salari e la riduzione dell’orario lavorativo, il clima è stato surriscaldato dalle tensioni internazionali e dalle recenti riforme economiche del governo. A margine dei cortei pacifici, gruppi di black bloc hanno ingaggiato scontri con le forze dell’ordine, distruggendo vetrine e appiccando incendi lungo il percorso. La polizia francese ha risposto con cariche e l’uso di gas lacrimogeni, in una giornata che ha visto il ferimento di diversi agenti e manifestanti.

In Germania, i sindacati hanno portato in piazza il tema della transizione ecologica e industriale, chiedendo garanzie affinché la “svolta verde” non si traduca in una perdita netta di posti di lavoro nel settore automobilistico e manifatturiero. A Berlino e Amburgo, i cortei della mattinata sono stati seguiti da manifestazioni della sinistra radicale nel pomeriggio, sfociate in tensioni localizzate ma meno violente rispetto agli anni passati.

Anche in Grecia la mobilitazione è stata totale, con uno sciopero generale che ha paralizzato i trasporti e i traghetti. Ad Atene, i manifestanti si sono radunati davanti al Parlamento per protestare contro l’aumento del costo della vita e la precarizzazione del mercato del lavoro.

In Italia, il tradizionale concerto di Roma e le manifestazioni sindacali si sono concentrati sulla sicurezza sul lavoro, tema tragicamente attuale, e sulla richiesta di un salario minimo garantito.

In Spagna, i cortei a Madrid e Barcellona hanno celebrato i dati positivi sull’occupazione, pur mantenendo alta la pressione per riforme che contrastino l’emergenza abitativa che colpisce i giovani lavoratori.

In sintesi, il Primo maggio ha restituito l’immagine di un continente alle prese con una transizione economica difficile, dove la piazza rimane l’unico luogo di sfogo per un malessere sociale crescente, stretto tra l’incudine delle crisi geopolitiche e il martello di un’inflazione che non accenna a scendere significativamente.

A Cuba, il Primo maggio ha assunto un significato particolare, svolgendosi in un contesto di gravissima crisi economica e di carenza di carburante che ha costretto le autorità a modificare le tradizionali celebrazioni. Diversamente dai decenni passati, il governo ha rinunciato alla mastodontica sfilata in Plaza de la Revolución all’Avana, sostituendola con concentramenti più piccoli e locali nelle diverse municipalità, per limitare gli spostamenti e risparmiare le scarse risorse energetiche dell’isola.

Nonostante le difficoltà logistiche e il malcontento strisciante per l’inflazione e i blackout ricorrenti, migliaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni ufficiali guidate dal presidente Miguel Díaz-Canel e dal leader Raúl Castro.

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