Prezzi produzione e importazione scendono anche in luglio
Ancora segnali di allentamento sul fronte del rincaro aziendale: in luglio i prezzi alla produzione e all'importazione sono scesi in Svizzera dello 0,1% rispetto a giugno.
(Keystone-ATS) Su base annua si registra una flessione del 2,1%, ciò che costituisce il 39esimo arretramento consecutivo, emerge dalle informazioni diffuse stamani dall’Ufficio federale di statistica (UST).
Nel dettaglio, per quanto riguarda il dato sui soli prezzi alla produzione – che mostra l’evoluzione relativa ai prodotti indigeni – si è assistito rispettivamente a una stabilità mensile e a una contrazione del 2,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Meno cari sono diventati in particolare gli orologi nonché gli strumenti medici e dentistici, mentre si è pagato di più per i suini da macello.
Il secondo sottoindice, quello dei prezzi all’importazione, presenta una diminuzione sia per il dato mensile (-0,6%) che per quello annuo (-1,5%). È sceso il costo – nel paragone mensile – soprattutto per i prodotti petroliferi, il gas, come pure per gli articoli farmaceutici nonché per alcuni alimentari come ortaggi e patate; più cari sono invece risultati computer, mobili e prodotti metallici.
L’indice dei prezzi alla produzione e all’importazione è un indicatore congiunturale che riflette l’andamento dell’offerta e della domanda sui mercati dei beni, spiegava tempo fa l’UST. Il dato è considerato un parametro importante per capire lo sviluppo dei prezzi al consumo (cioè dell’inflazione), poiché i costi di produzione sono normalmente trasferiti sui prodotti finali. Tuttavia esso mostra oscillazioni significativamente più marcate ed è molto più volatile a causa della forte dipendenza dalle materie prime.
Come si ricorderà in Svizzera l’inflazione è attestata allo 0,4% in luglio, a fronte dello 0,5% di giugno e dello 0,6% in aprile e maggio. Si tratterà ora di vedere come evolverà alla luce degli sviluppi geopolitici: ad esempio nella giornata di oggi il prezzo del petrolio è in calo, sulla scia delle speranze di una soluzione diplomatica in relazione allo stretto di Hormuz. Va peraltro anche detto in questo contesto che un franco relativamente forte agisce come calmiere per il rincaro importato.
L’inflazione in media annua si è attestata nel 2025 allo 0,2%, un dato che fa seguito all’1,1% del 2024 e al 2,8% del 2022 (massimo da 30 anni). L’ultimo valore negativo risale al 2020, quando era stato registrato un -0,7%. I vari attori economici che pubblicano previsioni sul tema (a titolo d’esempio Seco, Ocse, KOF, Economiesuisse, UBS, Fondo monetario internazionale) pronosticano che nel 2026 il rincaro medio si attesterà a valori compresi fra lo 0,4% e lo 0,8%; per quanto riguarda il 2027 le stime si muovono in una fascia fra lo 0,6% e l’1,0%.