Poveri versano altrettante tasse dei ricchi, secondo studio ETH
Altro che sistema fiscale progressivo: secondo uno studio del Politecnico federale di Zurigo (ETH) i poveri devono versare la stessa percentuale del proprio reddito dei ricchi. Tra i motivi figurano i premi della cassa malati.
(Keystone-ATS) “L’imposta sul reddito e, in parte, anche quella sulla sostanza sono sì strutturate in modo progressivo in ossequio alla legge: chi guadagna di più deve pagare di più”, ricorda Isabel Martinez, ricercatrice presso l’Istituto KOF dell’ETH, in un’intervista pubblicata dal Beobachter nel numero da oggi in edicola. “Ma queste imposte sono solo una parte del quadro complessivo. I premi dell’assicurazione sanitaria e l’IVA sono indipendenti dal reddito e gravano soprattutto sulle fasce di reddito più basse. Nella fascia media della distribuzione, i redditi da lavoro assumono maggiore importanza e su di essi vengono prelevati i contributi sociali”.
Quindi – chiede il giornalista del periodico zurighese – in definitiva non esiste affatto una tassazione in base alla capacità economica, malgrado questo sia previsto dalla Costituzione federale? “Se si considera il sistema delle imposte e dei contributi nel suo complesso, si può giungere a questa conclusione”, concorda l’accademica. “Tutti gli strati sociali versano circa il 45% del proprio reddito lordo: solo l’1% più ricco paga meno”. La colpa è anche dei premi della cassa malati: se questi venissero pagati tramite l’imposta sul reddito, i più poveri dovrebbero versare meno e i più ricchi di più. “Gli attuali sussidi non possono eliminare la disparità nell’onere dei costi sanitari”.
Secondo l’esperta l’effetto redistribuivo dello stato è nel complesso molto modesto: una conclusione a cui finora nessuno era giunto in modo così netto. “Abbiamo utilizzato un nuovo metodo, applicato di recente anche ad altri paesi. Non ci siamo limitati a esaminare i redditi e i patrimoni imponibili, ma abbiamo preso in considerazione il reddito nazionale complessivo, così come lo conosciamo dai conti nazionali, comprese tutte le imposte, i trasferimenti e le prestazioni statali. Abbiamo quindi calcolato chi riceve quale quota di questo reddito nazionale, al lordo e al netto delle imposte e delle prestazioni statali”.
“Oltre alle prestazioni complementari, alle pensioni o ai sussidi di cassa malati, prendiamo in considerazione anche gli utili d’impresa non distribuiti o i dividendi con agevolazioni fiscali versati agli azionisti di maggioranza di una società”, prosegue la specialista. “Se si tiene conto di tutti questi redditi, il quadro risulta più preciso e più diseguale”.
Intanto nella Confederazione il patrimonio cresce più rapidamente dei redditi, ma solo chi possiede un patrimonio beneficia di questa crescita. “Se non ho in proprietà una casa, non traggo automaticamente vantaggio dall’aumento dei prezzi immobiliari. Poiché la fortuna è distribuita in modo molto più diseguale rispetto ai redditi, la Svizzera diventa nel complesso più diseguale. Il patrimonio genera a sua volta rendimenti, il che può far aumentare ulteriormente la disuguaglianza di reddito”.
Chi non possiede immobili quindi non ha quasi più opportunità economiche? “Per molti gli immobili non sono più accessibili, motivo per cui questo investimento a lungo termine non è più alla portata della maggioranza della popolazione”, risponde la dottoressa in economia. “Allo stesso tempo, è diventato più facile investire i propri risparmi in azioni, ad esempio nell’ambito del terzo pilastro.
Quindi occorre essere attivi sui mercati finanziari per non rimanere indietro? “Sono cauta nel dare questo consiglio in modo generalizzato”, replica Martinez . ” Comprendere il mercato azionario e trovare il prodotto finanziario adatto è più difficile che confrontare le ipoteche”, aggiunge. “Ciò può creare incertezza e scoraggiare”, conclude.