PMI in rialzo, ma analisti avvertono: “ripresa su piedi d’argilla”
Dopo la sorprendente impennata dell'indice PMI industriale svizzero di marzo, tornato sopra la soglia di crescita per la prima volta in 38 mesi, economisti e analisti invitano alla cautela.
(Keystone-ATS) Quello che a prima vista appare come un deciso cambio di rotta potrebbe nascondere fragilità strutturali, legate soprattutto alle tensioni geopolitiche e alla forza del franco.
Stando agli specialisti il balzo del PMI (Purchasing Managers Index: sondaggio fra i responsabili degli acquisti nelle imprese) a 53,3 punti (da 47,4 di febbraio) sarebbe infatti da attribuire in parte all’allungamento dei tempi di consegna. Un elemento che di solito riflette un incremento della domanda e viene perciò valutato positivamente nell’indicatore. “Ma alla luce del conflitto in Medio Oriente i tempi di consegna più lunghi sono probabilmente dovuti a interruzioni delle catene di approvvigionamento”, sottolineano gli analisti di UBS, istituto che pubblica e interpreta i dati raccolti attraverso il sondaggio dell’associazione di categoria Procure.ch.
Anche gli economisti di Raiffeisen mettono in guardia da un eccesso di ottimismo. “La ripresa poggia su piedi d’argilla”, scrivono in una nota. L’aumento del PMI per le piccole e medie imprese – un indicatore calcolato dall’istituto, passato da 53,5 a 55,0 punti – è stato trainato prevalentemente dalle aziende orientate al mercato interno, mentre quelle esportatrici non hanno contribuito alla crescita.
Il quadro è reso ancora più incerto dal perdurare del conflitto in Medio Oriente, che secondo gli esperti ha attenuato le speranze di una fine della crisi industriale. Nella stessa rilevazione di Raiffeisen emergono infatti già i primi segnali di frenata: quasi il 40% delle piccole e medie imprese interpellate prevede ripercussioni negative sui propri piani di investimento a causa della situazione geopolitica.
A pesare sulle prospettive del ramo contribuiscono inoltre la forza del franco e i rincari energetici. Numerose aziende esportatrici hanno citato la valuta elvetica come un fattore di pressione nei commenti allegati al sondaggio. Quanto all’energia, le piccole e medie imprese, che spesso fanno capo a contratti a lungo termine con fornitori locali, avvertono l’incremento dei prezzi solo con ritardo, ma il costo complessivo rimane un elemento da non sottovalutare.
Segnali di raffreddamento giungono peraltro anche da un altro indicatore che anticipa le tendenze: il barometro congiunturale dell’Istituto KOF del Politecnico federale di Zurigo, pubblicato due giorni or sono, è sceso inaspettatamente al di sotto della sua media di lungo periodo. Il calo è stato attribuito al peggioramento delle prospettive per l’industria esportatrice in conseguenza della guerra in Medio Oriente.