Per uno svizzero su tre gennaio è subito stress in ambito finanze
Per un terzo della popolazione svizzera l'inizio dell'anno si traduce in un immediato stress finanziario: un sondaggio rappresentativo di Comparis rivela che il 33% degli adulti percepisce un peggioramento della propria situazione economica in gennaio.
(Keystone-ATS) Un fenomeno, quello definito come “la magra di gennaio”, che si conferma ben più di un semplice luogo comune e che impatta in modo diseguale sulle diverse fasce della società, spiega l’impresa di confronti internet in un comunicato odierno.
I dati raccolti dall’istituto Innofact in dicembre su un campione di 1049 persone in tutte le regioni del paese tracciano un quadro chiaro delle categorie più vulnerabili. A risentirne sono soprattutto i giovani adulti tra i 18 e i 35 anni (35%) e le famiglie con figli (39%), contro il 26% degli over 56 e il 30% delle famiglie senza figli. Anche il livello di istruzione e il reddito giocano un ruolo determinante: tra chi ha un titolo di studio medio-basso e un reddito familiare fino a 4000 franchi la percentuale di chi percepisce un peggioramento schizza rispettivamente al 37% e al 43%.
Contrariamente alla percezione comune, non sono i costi dei regali di Natale a scavare il “buco nel portafoglio”. La principale fonte di pressione finanziaria è identificata nell’accumulo di scadenze fisse che convergono tra dicembre e gennaio. “All’inizio dell’anno le fatture si accumulano nella posta”, spiega Michael Kuhn, esperto di finanze di Comparis, citano nella nota. “Parliamo di imposta di circolazione, abbonamenti ai trasporti pubblici e alle palestre, e soprattutto di una serie di premi assicurativi: l’assicurazione mobilia, la responsabilità civile, l’assicurazione stabili, la vita, le complementari e, in particolare, la cassa malati di base”.
Quest’ultima voce risulta essere un fattore critico specialmente nella Svizzera italiana, dove è stata citata molto più frequentemente. Colpisce in modo sproporzionato la classe media (redditi tra 4000 e 8000 franchi), che, come sottolinea Kuhn, “deve sostenere da sola i costi in aumento, mentre i redditi bassi possono beneficiare di aiuti statali come le riduzioni dei premi”.
Di fronte a questa ondata di spese fisse, la reazione immediata per il 35% degli intervistati è quella di ridurre le uscite discrezionali. Questo comportamento è particolarmente pronunciato tra i giovani (38% nella fascia 18-35 anni). Secondo lo specialista questa strategia è però miope. “Questo comportamento spesso non è sostenibile”, avverte Kuhn. “Sarebbe più sensato avere un budget annuale con entrate, costi fissi e spese variabili, nonché un importo mensile definito da risparmiare o mettere da parte e attenersi a questo nella vita di tutti i giorni. In questo modo, la valanga di fatture di fine e inizio anno non fa più paura.”.
A quel 56% della popolazione (con picchi del 70% tra gli over 56) che dichiara di non avere problemi finanziari in gennaio Kuhn suggerisce invece di approfittare della situazione. Effettuare pagamenti anticipati può infatti generare piccoli vantaggi economici: versare subito l’intero premio della cassa malati può far risparmiare fino al 2%, alcuni cantoni riconoscono un esiguo interesse per il pagamento anticipato delle tasse, e soprattutto versare a gennaio il contributo al pilastro 3a permette di godere delle agevolazioni fiscali per tutto l’anno. “Chi ha abbastanza riserve spesso ottiene un rendimento migliore con il pagamento anticipato rispetto a quando il denaro rimane semplicemente sul conto”, conclude l’esperto.