Oxfam: “100 multinazionali alimentano le disuguaglianze”
Le 100 maggiori aziende europee contribuiscono ad aggravare la disuguaglianza globale, privilegiando i profitti degli azionisti e dei dirigenti rispetto ai salari dei dipendenti, all'uguaglianza e alla transizione ecologica.
(Keystone-ATS) Lo sostiene uno studio pubblicato oggi dall’ong Oxfam, che ha preso in esame anche alcuni colossi elvetici come Zurich, Swiss Re e Glencore.
Tra il 2022 e il 2024 le cento multinazionali in questione hanno versato in media il 70% dei loro utili agli azionisti. Alcune – come Zurich, la spagnola Telefónica e la britannica BP – hanno persino distribuito agli azionisti più di quanto abbiano realizzato in termini di utili, denuncia Oxfam.
Viene fatto l’esempio di Zurich: per l’esercizio 2022, l’assicuratore zurighese ha promesso ai suoi azionisti un dividendo di 24 franchi per azione, contro i 22 franchi dell’anno precedente, nonostante un calo dell’utile dell’11,5%. L’anno successivo, con un risultato netto cresciuto del 10% a 4,3 miliardi di franchi, la cedola è salita a 26 franchi per titolo. Nel 2024 il profitto è balzato del 34% a 5,8 miliardi e il dividendo è stato portato a 28 franchi.
Anche Glencore nel 2023 e Swiss Re nel 2022 hanno premiato i propri azionisti con importi superiori al loro utile netto. A inizio 2023, la multinazionale zughese (quotata a Londra) ha proposto un dividendo di 0,44 dollari per azione e un programma di riacquisto di titoli da 1,5 miliardi di dollari, portando la remunerazione totale degli azionisti a 0,56 dollari per azione, contro 0,26 dollari dell’anno prima.
Glencore fa addirittura parte delle sei aziende che hanno retribuito gli azionisti pur avendo registrato perdite nel 2024. Il gigante del commercio di materie prime ha chiuso con un risultato negativo di 1,6 miliardi di dollari, ma ha comunque proposto un dividendo ordinario di 10 centesimi per azione e un nuovo programma di riacquisto di azioni da un miliardo di dollari. Swiss Re, dal canto suo, quattro anni fa aveva riportato un utile diviso per tre, ma aveva comunque promosso un dividendo maggiorato.
Oxfam chiede di “porre un tetto ai dividendi versati agli azionisti finché non venga garantito un salario dignitoso per tutti i lavoratori lungo l’intera catena produttiva e finché non venga messa in atto una strategia climatica ambiziosa”.
Sul fronte della parità di genere, lo studio rileva che la rappresentanza femminile nelle direzioni delle multinazionali rimane bassa, con progressi modesti: nel 2022 le donne erano in media il 25% dei membri, salite al 26% nel 2023 e al 27% nel 2024. Fa eccezione il 50% raggiunto nel 2024 ai vertici di Roche e Zurich. Per quanto riguarda le differenze retributive, Nestlé e Novartis “mostrano un divario salariale negativo, il che significa che le loro pratiche retributive o le realtà del settore favoriscono le lavoratrici”.
Riguardo alla neutralità carbonica, Oxfam sottolinea che “solo quattro delle 100 imprese hanno preso impegni solidi”, tra cui Roche. “Sono le uniche a coinvolgere i propri fornitori nel raggiungimento dell’obiettivo zero emissioni nette”. Basandosi sulle relazioni annuali, l’ong afferma che una sola società, Nestlé, ha registrato una riduzione delle proprie emissioni in tutti e tre gli ambiti principali nel corso dei tre anni esaminati. Il 58% delle aziende ha aumentato le proprie emissioni nel triennio, mentre il 41% le ha ridotte.