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Onu, per ricostruire Gaza servono almeno 71 mld di dollari

Keystone-SDA

Per ricostruire l'enclave palestinese di Gaza saranno necessari almeno 71,5 miliardi di dollari, una cifra destinata ad aumentare man mano che la reale portata della distruzione diventerà più chiara.

(Keystone-ATS) È quanto rileva un nuovo rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad) secondo cui la distruzione a Gaza necessita di un progetto che richiederà decenni.

Nove aziende su dieci sono state danneggiate o distrutte, la produzione agricola e industriale è crollata, il settore abitativo rappresenta la quota maggiore delle distruzioni e delle necessità di ricostruzione.

Anche i servizi essenziali sono devastati. Più della metà degli ospedali e dei centri di assistenza sanitaria di base sono fuori servizio. In agricoltura, meno dell’1,5% dei terreni di Gaza è rimasto accessibile e intatto, aumentando ulteriormente la dipendenza della popolazione dagli aiuti alimentari.

Una valutazione condotta congiuntamente dalla Banca Mondiale , dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite aveva già stimato, all’inizio del 2026, i danni causati alle infrastrutture fisiche in 35,2 miliardi di dollari, oltre a 22,7 miliardi di dollari di perdite economiche e sociali.

Oltre il 90% della popolazione in età lavorativa di Gaza è disoccupata. La quota di Gaza nell’economia palestinese, che si attestava al 17,4% prima dell’ottobre 2023, è scesa al di sotto del 4%.

I prezzi sono aumentati del 274%, con alcuni prodotti essenziali, come le patate o il gas da cucina, scambiati a prezzi di gran lunga superiori a quelli prebellici. E secondo l’agenzia Onu, la crisi si estende ben oltre i confini dell’enclave. In Cisgiordania, la disoccupazione, che nel 2022 interessava il 13,1% della popolazione attiva, ha raggiunto il 28,7% nel 2025. Anche la povertà, dopo un decennio di calo, è risalita bruscamente: dall’11,7% del 2023, ha toccato il 28% alla fine del 2024.

Per l’Unctad, dunque, la sfida non consiste semplicemente nel ricostruire case, strade o ospedali distrutti. La ripresa richiede la ricostruzione della capacità produttiva nei settori dell’agricoltura, dell’industria, dell’edilizia, dell’energia e della tecnologia, “nell’ambito di una strategia che vada oltre il mero ripristino della situazione precedente all’ottobre 2023”.

L’agenzia delle Nazioni Unite individua tre priorità urgenti: trasferire le entrate fiscali palestinesi attualmente trattenute, preservare il sistema bancario e garantire che i finanziamenti internazionali per la ricostruzione siano commisurati all’entità della distruzione.

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