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Nestlé Russia sotto amministrazione controllata, decreto Putin

Keystone-SDA

Il colosso alimentare svizzero Nestlé perde il controllo di una parte delle sue attività in Russia. Il presidente Vladimir Putin ha posto due società della multinazionale sotto amministrazione controllata, indica un decreto presidenziale emanato oggi.

(Keystone-ATS) Nello specifico si tratta di Nestlé Russia e Nestlé Kuban. Le quote detenute dalle società Nestlé in Svizzera e Germania saranno d’ora in poi gestite dalla società russa L.E.V. Management. Sebbene Nestlé ne rimanga proprietaria, per il momento non potrà più disporre autonomamente delle proprie partecipazioni.

Lo stesso destino tocca, tra gli altri, al gruppo francese del commercio al dettaglio Auchan e a Lemana Pro, l’ex filiale russa della catena francese di bricolage Leroy Merlin. Secondo il decreto, anche le loro partecipazioni saranno gestite da L.E.V. Management.

Nestlé valuta la situazione

Cosa comporti concretamente la misura per Nestlé è ancora da chiarire. Interpellato dall’agenzia di stampa AWP, un portavoce di Nestlé non ha al momento potuto fornire dettagli sulle conseguenze precise della misura.

La decisione non è comunque un fulmine a ciel sereno. Già ad agosto, l’azienda russa KS Logistika aveva chiesto a Putin di porre sotto amministrazione controllata cinque società russe di Nestlé. Aveva motivato la richiesta, tra le altre cose, sostenendo che Nestlé non stesse ampliando la propria capacità produttiva in Russia e non esportasse più beni fabbricati nel paese.

Oltre a Nestlé Russia e Nestlé Kuban, erano state citate anche Cereal Partners Rus, CPB Nestlé e Atrium Innovations Rus. Queste ultime tre società non figurano tuttavia nel decreto appena pubblicato.

All’epoca, il gruppo vodese aveva dichiarato di non essere stato contattato dalle autorità statali e che un ritiro dalla Russia non era in discussione.

Impatto del 2% sul fatturato di Nestlé

In Russia Nestlé genera circa il 2% del fatturato del gruppo. L’azienda gestisce sei siti produttivi nel Paese, dove produce, tra l’altro, caffè, dolciumi, alimenti per l’infanzia e cibo per animali.

Ad agosto, gli analisti della banca d’investimento statunitense JPMorgan avevano messo in guardia dalle possibili conseguenze finanziarie: qualora Nestlé fosse costretta a vendere senza ricavare quasi nulla, ciò avrebbe potuto ridurre l’utile per azione di circa il 3-4%. La banca prevedeva inoltre un aumento della pressione su Nestlé affinché si ritirasse completamente dalla Russia.

Negli ultimi anni la Federazione russa ha inasprito le condizioni del quadro normativo per le imprese straniere. Tra le altre cose, il regime di Mosca ha introdotto strumenti volti a esercitare una maggiore influenza sulle aziende.

In seguito all’attacco russo all’Ucraina nel 2022, Nestlé aveva deciso, nonostante le critiche, di non cessare completamente le proprie attività in Russia. Il gruppo aveva motivato la scelta spiegando che, in qualità di produttore alimentare, intendeva continuare a garantire l’approvvigionamento dei beni di prima necessità alla popolazione anche nelle regioni di conflitto. Anche altri gruppi occidentali di beni di consumo come Barry Callebaut, L’Oréal e Beiersdorf continuano a operare in Russia.

Casi analoghi in passato

Una sorte simile era toccata al gruppo birrario danese Carlsberg, le cui attività in Russia erano state poste sotto amministrazione statale nel 2023. A fine 2024, Carlsberg ha completato l’uscita con un management buyout per 320 milioni di dollari (264 milioni di franchi al cambio attuale). Il produttore olandese Heineken ha invece venduto la sua controllata russa al prezzo simbolico di un euro, contabilizzando una perdita totale di 300 milioni di euro (284 milioni di franchi al cambio attuale).

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