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Nestlé chiede assoluzione in Francia per discariche

Keystone-SDA

Si è conclusa oggi a Nancy (Francia) la fase dibattimentale del processo che vede imputata Nestlé Waters, filiale del colosso alimentare Nestlé, per discariche considerate abusive nei pressi dei suoi stabilimenti di imbottigliamento di acqua minerale nei Vosgi.

(Keystone-ATS) I legali dell’azienda hanno chiesto l’assoluzione, sostenendo l’assenza di prove di inquinamento del suolo e delle acque.

Secondo la difesa i rifiuti risalgono agli anni Sessanta e Settanta e furono depositati dal precedente proprietario degli stabilimenti, la Société générale des eaux minérales de Vittel, acquisita da Nestlé solo nel 1992. Gli avvocati hanno sottolineato che il gruppo non era a conoscenza dell’esistenza delle discariche al momento dell’acquisizione: lo ha saputo solo nel 2014. “Nestlé non ha gestito queste discariche, né le ha sfruttate”, hanno argomentato i legali, contestando i capi di imputazione relativi a gestione illecita e abbandono di rifiuti.

Un altro punto centrale del processo riguarda l’accusa di inquinamento da microplastiche, con concentrazioni che secondo la procura renderebbero impossibile la vita acquatica. La difesa ha ribaltato l’argomento: “Nessuna contaminazione accertata è stata riscontrata”. Martedì il tribunale aveva annullato alcune perizie chiave sull’inquinamento da microplastiche, lasciando come uniche analisi disponibili quelle – rassicuranti – commissionate e fornite dalla stessa Nestlé.

Ieri il pubblico ministero aveva richiesto la pena massima prevista (750’000 euro di multa, cioè circa 690’000 franchi) e la messa in sicurezza dei siti. Sia la procura che le parti civili hanno chiesto al tribunale di non giudicare immediatamente il caso, ma di disporre un supplemento di indagini con nuove analisi indipendenti sulle microplastiche; richiesta respinta dalla difesa.

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