Migros: “se una cooperativa dirà di no dovrà rivotare”
Se una cooperativa regionale respingerà il progetto di fusione proposto dai vertici di Migros dovrà tornare a votare sul tema: lo afferma la presidente della Federazione delle cooperative Migros (FCM) Ursula Nold in un'intervista a radio SRF.
(Keystone-ATS) Come ormai noto da inizio settimana il gruppo intende accorpare le dieci entità regionali con la FCM, per creare un unico soggetto che dovrebbe essere – così sperano i promotori – più snello ed efficiente. Le cooperative dovranno quindi approvare questo iter in consultazioni previste nella prossima estate.
Ma cosa succederà – chiede il giornalista SRF – se anche solo una delle dieci cooperative dirà di no? “Non abbiamo un piano B”, risponde Nold. “In tal caso, ripeteremo la votazione in quella singola cooperativa”. Ma facendo così non si eserciterebbe una forma di pressione? “Per quella cooperativa si creerebbe una situazione completamente diversa”, argomenta l’intervistata. “Vedrebbe che tutte le altre hanno detto sì e dovrebbe chiedersi se con il suo costrutto avrebbe ancora un futuro”.
La 57enne ha motivato la riorganizzazione con i cambiamenti del mercato. “Siamo convinti che questo sia il momento giusto. La concorrenza e le abitudini di acquisto sono cambiate radicalmente. Abbiamo bisogno di una Migros più semplice ed efficiente per essere pronti ad affrontare il futuro e riconquistare il vantaggio competitivo in termini di organizzazione che abbiamo perso negli ultimi anni”.
Sui benefici per la clientela, la presidente spiega: “A breve termine non cambia nulla nelle filiali; sul lungo periodo vediamo invece un chiaro beneficio: eliminando strutture parallele, diventeremo più convenienti e più rapidi sul mercato. Possiamo reagire più rapidamente alle innovazioni e ai bisogni dei clienti, perché sono necessari meno accordi interni”.
Quanto ai possibili tagli – secondo i media potrebbero sparire 3000 posti – la presidente in carica dal 2019 ha ribadito: “I risparmi non sono l’obiettivo. Elimineremo strutture parallele nell’amministrazione e nel management, ma grazie ai molti posti vacanti vogliamo offrire internamente a tutte le persone coinvolte un nuovo impiego”.
Rispondendo alle critiche secondo cui Migros arriverebbe con un quarto di secolo di ritardo, mentre gli altri operatori del settore continuano a svilupparsi, Nold ammette: “È vero, questa fase di profonda riorganizzazione richiederà tempo. Dobbiamo, per così dire, combattere su due fronti: riorganizzare le strutture e, allo stesso tempo, continuare a sviluppare l’attività quotidiana. Ma non stiamo modificando la strategia del supermercato, che rimane invariata”.
Tale strategia passa anche attraverso i prezzi: il gruppo ha annunciato di aver abbassato il costo di 1000 prodotti. Ma su un assortimento che arriva fino a 40’000 articoli – chiede il cronista radiofonico – non si tratta solo di una mossa puramente simbolica? “Assolutamente no”, risponde la madre di quattro figli. “Abbiamo ridotto in modo mirato i prezzi dei prodotti che le persone mettono quotidianamente nel carrello, come il pane o l’olio d’oliva. Non è una mossa simbolica: i clienti se ne accorgono al momento di pagare”.
Nold ha anche escluso risparmi sul percento culturale Migros, iniziativa voluta nel 1957 dal fondatore dell’azienda Gottlieb Duttweiler in cui confluiscono ogni anno 140 milioni di franchi: niente economie in questo campo, spiega, “è parte del nostro DNA”. “Ma per poterci permettere questo impegno anche in futuro, dobbiamo avere successo economicamente: per questo il passo della semplificazione ci aiuta a garantire a lungo termine il percento culturale”, conclude.
Vedi più articoli di TVSvizzera.it nei risultati di Google. Per saperne di più