Migros: “abbiamo perso quote di mercato, ma è perché investiamo”
Il gruppo Migros ha perso quote di mercato a favore della concorrenza nel proprio settore principale, quello dei supermercati.
(Keystone-ATS) Lo scorso anno i negozi Migros e Denner hanno registrato una crescita modesta, rispettivamente dello 0,1% e dello 0,9%, mentre il mercato complessivo si è espanso in modo più significativo (+1,9%).
Mario Irminger, presidente della direzione generale della Federazione delle cooperative Migros (FCM), chiede pazienza: i nuovi punti vendita raggiungono spesso gli obiettivi di fatturato solo dopo tre-cinque anni, penalizzando così la redditività a breve termine, afferma in un’intervista rilasciata all’agenzia Awp. L’obiettivo è tornare a guadagnare quote di mercato a partire dal 2028.
Il calo della redditività nel settore alimentare viene attribuito principalmente agli ingenti investimenti. Migros ha deliberatamente stanziato circa 500 milioni di franchi per riduzioni di prezzo, oltre a ulteriori risorse per la modernizzazione, la ristrutturazione e le nuove filiali. Sono stati aperti 13 nuovi negozi. Entro il 2030, Migros prevede di investire 2 miliardi di franchi per rinnovare 350 punti vendita e aprirne 140 di nuove. “Quando si investe in questo modo, è naturale perdere quote di mercato”, sostiene Irminger.
L’azienda conferma la propria strategia basata su un modello a tre livelli: piccoli negozi ad alta frequenza con Migrolino (da 50 metri quadrati), Denner come discount di prossimità (da 250 mq) e supermercati classici (da 450 mq).
Sul fronte organizzativo, la direzione punta a riforme strutturali per aumentare l’efficienza. In questo contesto rientrano anche le lezioni tratte dal fallimento subito con l’acquisizione del rivenditore tedesco Tegut, che è costato alla cooperativa di Zurigo fino a 600 milioni di euro (circa 550 milioni di franchi). Secondo Irminger Migros affronta gli errori con trasparenza: il gruppo intende sviluppare governance e organizzazione per evitare future situazioni simili.
Il CEO mette anche in discussione l’attuale ripartizione delle funzioni centrali come l’informatica e la logistica tra la FCM e le cooperative regionali. Ha inoltre accennato alla possibilità di ridurre il numero delle attuali dieci cooperative regionali, sottolineando tuttavia che al momento le discussioni non sono ancora concluse.