Migliaia di partecipanti alla Bern Pride
Migliaia di persone hanno preso parte oggi al Pride di Berna, una manifestazione volta a richiamare l'attenzione sui diritti delle persone queer. Oltre alle rivendicazioni politiche al centro dell'attenzione c'era anche lo spirito di solidarietà della comunità LGBTQ.
(Keystone-ATS) Ad aprire la manifestazione è stata Anna Rosenwasser, consigliera nazionale del PS di Zurigo e attivista LGBTQ, la quale ha affermato davanti a migliaia di partecipanti che la Svizzera, ricca e moderna, si colloca solo nella parte bassa della classifica per quanto riguarda i diritti delle persone queer: ciò non è solo imbarazzante, ma anche pericoloso.
Le famiglie arcobaleno continuano a lottare contro le lacune legislative, le persone non binarie non vengono riconosciute e in molti cantoni è ancora legale odiare le persone queer o addirittura cercare di “curarle”.
Il corteo, colorato e festoso, è partito dalla Waisenhausplatz accompagnato da numerosi carri musicali attraverso la città, fino ad arrivare in Piazza federale verso le 16, dove si sono tenuti discorsi, concerti e spettacoli. Lo slogan della manifestazione era “Forti. E ancora più forti assieme”.
Nonostante i risultati raggiunti negli ultimi anni, diversi discorsi hanno posto l’attenzione sulla disuguaglianza legale che ancora attanaglia le persone queer in Svizzera. Anche le discriminazioni e le offese sarebbero ancora frequenti nonostante una maggiore accettazione sociale.
Tra i partecipanti anche l’attivista e politica Lea Blattner, passata dal Partito evangelico svizzero ai Verdi in seguito al suo coming out. Blattner ha chiesto il divieto delle misure di conversione, approvato dal Consiglio nazionale nel 2022 e che ora si trova presso il Consiglio degli Stati, in attesa di una relazione del Consiglio federale. È ora di andare avanti, ha esortato Blattner.
“Non si aspettano i rapporti mentre le persone vanno in pezzi. Chi aspetta, pur potendo agire, fa una scelta”, ha affermato Blattner. “Non bastano né un divieto simbolico né un compromesso. Occorre una norma penale che sia efficace”.
Blattner, sa bene come ci si sente “quando persone che presumibilmente hanno buone intenzioni nei tuoi confronti pregano per la tua guarigione”. Si tratta di misure di conversione, che però nessuno chiama così. Si parla allora, ad esempio, di assistenza spirituale, gruppo di preghiera o servizio di liberazione. “Si presenta in modo amichevole e ti dice con voce gentile che non puoi esistere così come sei. È violenza al rallentatore”.