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Mengele nel 1961 in Svizzera? “È una tesi già da tempo confutata”

Keystone-SDA

La tesi secondo cui il criminale nazista Josef Mengele si potesse trovare a Kloten (ZH) nel 1961 è già stata confutata da tempo: lo sostiene lo storico della medicina Christoph Mörgeli.

(Keystone-ATS) Gli atti relativi al famigerato “angelo della morte” di Auschwitz conservati a Berna – di cui si è parlato molto in questi giorni – sono già stati valutati un quarto di secolo fa dalla Commissione Bergier, senza che venisse scoperto nulla di sensazionale, ricorda l’ex consigliere nazionale (UDC/ZH) in un contributo pubblicato oggi dalla Weltwoche, settimanale per il quale collabora.

A suo avviso però le fonti decisive sul tema non si trovano a Berna, bensì, a causa del sistema di polizia federalista, presso l’archivio di stato di Zurigo. “In qualità di storico della medicina e politico, nel 1999 ho potuto consultare a Zurigo, insieme al defunto consigliere nazionale Alfred Heer, i documenti davvero determinanti”, afferma il 66enne. “Ci sono stati presentati nella loro interezza dall’ex archivista di stato Otto Sigg, recentemente scomparso, e solo pochi nomi di agenti di polizia erano stati oscurati”.

Da queste fonti emerge che Martha Mengele, la seconda moglie del ricercato criminale di guerra, aveva affittato un appartamento a Kloten per iscrivere il figlio in una scuola privata elvetica. Poiché dal 1959 era in vigore un mandato di arresto internazionale contro il marito, la polizia cantonale aveva sorvegliato la donna da un appartamento di fronte al suo, aveva perquisito le sue stanze nonché la sua posta e l’aveva seguita per giorni durante i suoi spostamenti in auto.

La voce secondo cui Josef Mengele sarebbe stato avvistato nell’appartamento di Kloten proviene da un “reporter esaltato del giornale scandalistico tedesco Bild”, scrive Mörgeli. I poliziotti accertarono che il giornalista aveva osservato l’appartamento sbagliato. Nel frattempo la polizia cantonale chiese un’autorizzazione alla Confederazione per arrestare il ricercato, nel caso di una sua identificazione. Sebbene non fosse ancora pervenuto alcun mandato di arresto dalla Repubblica Federale di Germania, Berna ordinò alla polizia zurighese di mettere Mengele in custodia cautelare in vista dell’estradizione, qualora se ne fosse presentata l’occasione.

Secondo Mörgeli il fatto che ora si torni a insinuare che le autorità elvetiche avrebbero permesso a Mengele di entrare nel paese nel 1961 non ha senso: si tratterebbe solo di pettegolezzi smentiti da tempo. Nel 1961 Mengele – a differenza del 1956, quando trascorse una vacanza sciistica a Engelberg (OW) – semplicemente non si presentò in Svizzera. Martha Mengele, invece, il 24 aprile 1961 ricevette dalla polizia degli stranieri di Zurigo l’ordine di lasciare immediatamente la Confederazione in quanto moglie di un criminale di guerra ricercato per i crimini commessi nei campi di concentramento.

In realtà secondo la ricostruzione dello storico zurighese dall’11 maggio 1960 Josef Mengele viveva nella costante paura di essere rapito dai servizi segreti israeliani, proprio come successo ad Adolf Eichmann, condannato a morte e giustiziato, dopo un processo nello stato ebraico. Nell’ottobre 1960 si rifugiò in Brasile con un passaporto falso a nome di Peter Hochbichler, per non lasciare mai più il Sudamerica fino alla sua morte, avvenuta nel 1979. In quel periodo i procuratori di Francoforte stavano anche raccogliendo prove per i grandi processi di Auschwitz, iniziati alla fine del 1963. “Il rischio di essere arrestato durante un viaggio in Europa sembrava a Mengele, fin dai primi anni 60, decisamente troppo alto”, argomenta lo storico.

A suo avviso che il terribile medico di Auschwitz non si trovasse a Zurigo nel 1961 è dimostrato anche dai suoi meticolosi diari. Il biografo Olivier Guez li ha esaminati e ha negato con decisione che Mengele si fosse recato in Svizzera in quel periodo. “Chi continua a blaterare di un soggiorno di Mengele a Kloten non tiene il passo con la ricerca storica”, conclude Mörgeli.

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