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La resistenza dei no-Green pass

Così come in molte altre città e Paesi, anche a Roma chi non si vuole vaccinare si organizza in maniera alternativa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2021 - 17:55
Enrico Marra

Simona Prezioso, ex tennista professionista, ha abbandonato il posto di lavoro da allenatrice di ginnastica in palestra, dopo l’introduzione del Green pass obbligatorio, entrato in vigore lo scorso 15 ottobre. Oggi, tiene lezioni di ginnastica private nel parco nel quartiere Casal Palocco di Roma, immerso nella pineta che si estende fino alla costa.

Simona, come molti suoi colleghi e allievi, si oppone all’obbligo del Green pass e con la stagione invernale alle porte, si sta organizzando per allestire un luogo riparato in cui continuare la sua nuova attività.

Nella Capitale, si moltiplicano palestre informali, in cui allenatori professionisti tengono autonomamente le loro lezioni, al riparo dall’obbligo del Green pass.

Molti professionisti nel settore si arrangiano all'esterno ma l'inverno è alle porte. tvsvizzera.it

Scantinati, garage, abitazioni private. In attesa di sviluppi sull’emergenza sanitaria, gli sportivi no-Pass, si organizzano in clandestinità per far fronte agli effetti più gravi delle misure restrittive imposte dal Governo, quelli sul lavoro.

Molti lavoratori non vaccinati, in tutti i settori, a meno di fare il tampone a giorni alterni con oneri insostenibili per molte tasche, vanno incontro alla perdita del salario con effetto immediato, senza alcun tipo di ristoro economico.

Un nuovo giro di vite sui divieti che già rendevano la vita dei no-Green Pass un percorso a ostacoli, con l’interdizione dalla quasi totalità dei luoghi pubblici e privati, con l’eccezione di alcuni servizi di prima necessità.

Una svolta autoritaria con cui il Governo tira la volata nella lotta alla pandemia, con l’obiettivo apertamente dichiarato di raggiungere, “costi quel che costi”, il traguardo del novanta percento di popolazione vaccinata.

Rientrate le prime reazioni, anche violente, alle misure restrittive del 15 ottobre, la resistenza verso quella che il popolo dei no-Green Pass definisce “dittatura sanitaria”, continua in diverse forme di lotta, permeando tutti gli strati sociali, coinvolgendo anche medici scettici al vaccino, politici e personalità dello spettacolo.

Anche se il giro di vite del Governo ha provocato un’impennata delle prenotazioni di prime dosi nei giorni seguenti al 15 ottobre, restano ancora da convincere tre milioni tra indecisi sul vaccino e no-Vax dichiarati. La partita è ancora aperta in un braccio di ferro tra divieti e ribellioni.

L’Italia è il Paese che ha adottato le misure sanitarie più restrittive in Europa, se non in tutto il mondo, indicando una strada per molti versi impopolare, per tentare di uscire definitivamente dalla pandemia e dall’incubo di nuove chiusure, con le drammatiche ripercussioni economiche che ne conseguono.

Una politica rigorosa in cui l’Italia fa da apripista, seguita per ora dalla sola Austria dove, dal primo novembre, per recarsi sul posto di lavoro bisognerà esibire il Green pass.

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