La mezzosoprano Marina Viotti si destreggia fra opera e metal
Marina Viotti si destreggia in vari generi musicali, dall'opera al jazz passando dal metal. I più la ricorderanno per la sua esibizione assieme al gruppo metal Gojira alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Parigi. Lei stessa si descrive come un camaleonte.
(Keystone-ATS) Marina Viotti si rifiuta di confrontare la madrina del punk Patti Smith e la primadonna Maria Callas. “È una domanda delicata. Sono entrambe molto importanti, ciascuna nel proprio universo”, spiega a Keystone-ATS, ricordando l’influenza determinante esercitata da queste due figure su stili musicali peraltro molto lontani tra loro.
Una voce come una tavolozza
Abituata a muoversi tra opera, operetta, jazz e metal – di recente ha cantato più volte con i Gojira, in particolare durante il concerto d’addio a Ozzy Osbourne e ai Black Sabbath -, la mezzosoprano rivendica una curiosità nata fin dall’infanzia. “Sono un camaleonte e mi piace partire alla scoperta, sperimentare continuamente nuovi colori vocali”, spiega la cantante lirica franco-svizzera, nata a Losanna nel 1986. Per lei “la voce è uno strumento” che bisogna imparare a maneggiare, anche mettendo in dialogo generi diversi. “Cerco per esempio di portare colori jazz nella musica barocca”, confida, paragonando il suo lavoro a quello di un pittore di fronte alla propria tavolozza.
In fondo, sottolinea, i confini tra gli stili contano poco. “Quando passo dall’operetta al lied o al jazz, sono sempre io a cantare. L’essenziale sono le emozioni.”
La gioia di essere mezzosoprano
Sulla scena lirica, la tessitura di mezzosoprano è spesso associata a ruoli secondari o en travesti. Una situazione che Viotti vive con serenità. “Non vorrei essere la primadonna tutte le sere, perché comporta molta pressione”, afferma. Questo status le offre, secondo lei, una libertà preziosa: “Posso essere donna, uomo, giovane, anziana, cattiva o gentile. Ci sono così tanti personaggi diversi per il mezzosoprano.”
Attualmente impegnata all’Opernhaus di Zurigo, dove si esibisce tra l’altro in “Die Fledermaus” (Il pipistrello) di Johann Strauss e presto in una serata dedicata a Offenbach, la cantante dichiara il suo attaccamento all’operetta. “È un genere crossover: bisogna recitare, parlare, danzare. Ed è molto divertente. Mi piace far ridere la gente”, confida, citando Offenbach e Strauss come compositori di “personaggi molto forti”.
Zurigo, il palco e la famiglia
A Zurigo, Viotti condivide l’avventura artistica anche con suo fratello, il direttore d’orchestra Lorenzo Viotti, futuro direttore musicale generale dell’Opernhaus. “Lavorare insieme è meraviglioso”, afferma, evocando un’atmosfera “familiare” e la possibilità di trascorrere più tempo insieme anche al di fuori del lavoro: “Ci sproniamo a vicenda a dare il meglio.”
Il talento musicale sembra aver coinvolto tutta la famiglia. Marina Viotti ha un altro fratello minore, Alessandro, cornista all’Opera di Lione, e una sorella minore, anch’essa cornista all’Opera di Monaco. Senza dimenticare i genitori: il direttore d’orchestra romando di origine italiana Marcello Viotti, scomparso nel 2005, e la violinista francese Marie-Laurence Bret.
A gennaio, la mezzosoprano partirà per una breve tournée di concerti in Svizzera. Domenica si esibirà in un recital rossiniano alla Künstlerhaus Boswil, nel Canton Argovia, prima di tenere tre concerti dedicati a Offenbach dal 19 al 21 gennaio alla Tonhalle di Zurigo, alla Victoria Hall di Ginevra e alla Salle de musique di La Chaux-de-Fonds (NE).