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La Messa in latino al tempo del Papa riformatore

Il Motu proprio Traditionis custodes di Papa Francesco dello scorso luglio, ha messo un freno alla libera celebrazione dell’antica messa in latino, cara ai tradizionalisti. Diversamente da Benedetto XVI che, al contrario, concesse loro molto nel suo breve papato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 novembre 2021 - 18:30
Enrico Marra

Le pressioni della parte conservatrice della Chiesa per la rivalutazione del rito antico ai giorni nostri riportano alle vecchie divisioni nate dopo il Concilio Vaticano II.

Il Concilio, negli anni Sessanta, gettò le basi per la riforma generale del Messale romano. I Vescovi decisero a maggioranza che il significato della Messa doveva essere più chiaro e la partecipazione dei fedeli più attiva.

L’ala conservatrice del Consesso reputò radicali e frettolosi i cambiamenti che seguirono alle disposizioni conciliari e, per protesta, i tradizionalisti continuarono a celebrare la Messa interamente in latino con le spalle rivolte ai fedeli, secondo le rigide regole della Messa tridentina, il Messale romano antico. Attraverso questa forma di resistenza, questi gruppi conservatori misero in discussione le fondamenta stesse del Concilio.

L’arcivescovo Marcel Lefebvre, uno tra i più influenti tradizionalisti, oppose la resistenza più tenace, portando avanti la disobbedienza più clamorosa, talvolta assumendo un comportamento scismatico.

La Messa tridentina, promulgata a Trento nel 1568, rappresentava l’unità della Chiesa di Papa Pio V. Oggi, il suo significato si è ribaltato, diventando espressivo della profonda divisione tra la parte conservatrice e quella riformatrice della Chiesa.

Dopo il Concilio Vaticano II, ci sono stati diversi tentativi di riconciliazione con i tradizionalisti lefebvriani. Giovanni Paolo II intervenne con il Motu proprio Eclesia Dei del 1988. Benedetto XVI produsse il generoso del Motu proprio Summorum Pontificum del 2007.

Al Summorum Pontificum, che ha aperto molto le maglie delle limitazioni alla Messa tridentina, seguirono strumentalizzazioni, come espresso da Papa Francesco nel recente Motu proprio Traditionis custodes.

Finora, tutti i tentativi di riconciliazione non hanno ottenuto l’esito sperato, alcuni gruppi conservatori restano tenaci nelle loro posizioni.

Nel papato di Francesco le divisioni sono marcate con più evidenza dal carattere riformatore della sua politica. Per queste ragioni

 le pressioni della parte conservatrice della Chiesa al Pontefice diventano, di giorno in giorno, più aggressive.

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