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La memoria della storia della frontiera

Se si vuole scoprire la storia del contrabbando tra Svizzera e Italia, una visita al Museo delle dogane svizzero alle Cantine di Gandria, sulle rive del Lago di Lugano, è d'obbligo. Un luogo che ripercorre anche la storia di quelle decine di migliaia di persone che durante la Seconda guerra hanno cercato rifugio nella Confederazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 ottobre 2021 - 10:09
Guido Mariani e Vince Cammarata, The Italy Diaries

Mantenere in vita la memoria della storia della frontiera, significa anche preservare il ricordo delle persone che hanno legato il loro lavoro, la loro vita e in alcuni casi la loro sopravvivenza al confine.

Il Museo delle dogane svizzeroLink esterno alle Cantine di Gandria è uno dei custodi di queste storie.

Nasce in un edificio costruito, sulla sponda del Lago di Lugano, a inizio Novecento per ospitare un presidio di Guardie di confine, che affiancava un preesistente posto di guardia attivo dal 1853. Nel 1935, un ufficiale ticinese, Angelo Gianola, pensò di creare una raccolta di reperti e testimonianze del lavoro quotidiano della caserma: dai campioni di merci sequestrate, agli ingegnosi manufatti creati dai contrabbandieri per nascondere i prodotti che trasportavano oltre frontiera

La raccolta divenne ufficialmente museo nel 1949 e divenne noto, un po’ impropriamente, come il "museo dei contrabbandieri". Rimodernato negli anni Settanta dall’Amministrazione federale delle dogane (AFD) in collaborazione con il Museo nazionale svizzero (MNS) e riaperto nel 1978, ha ampliato nel corso degli anni la sua raccolta. Dal 1993 l’intero edificio è dedicato al museo e svolge anche l’importante ruolo culturale e informativo di presentare il lavoro compiuto dall’AFD e dal Corpo delle guardie di confine.

Alla ricerca del rifugio svizzero

Ma come tutti i musei è un luogo di storie collettive e uniche, come quelle dei quasi 40'000 profughi militari e civili, di cui circa 4'500 ebrei, che varcarono il confine svizzero per cercare la salvezza durante la Seconda guerra mondiale. Oppure di coloro che negli stessi anni furono respinti, venendo poi talvolta arrestati e deportati nei lager nazisti. Oppure ancora, le storie delle guardie di confine che hanno sacrificato la loro vita alla loro missione. Come Mario Vaccani, capo del Posto di confine, scomparso nel giugno del 1930 a 36 anni nelle acque del lago prospicienti durante un turno di lavoro notturno e commemorato da una lapide posta all’ingresso del museo.

È anche un ponte tra il contrabbando del passato, quello delle sigarette e del tabacco, e i traffici illegali di oggi. Scomparse le bricolle, oggi spesso la merce proibita viaggia nei bagagli degli aeroporti. In particolare, i macabri oggetti di lusso ricavati da pelli o zanne di avorio di animali in via d’estinzione che sono protetti a livello globale dalla convenzione di Washington del 1975 sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche. Una sala del museo ne raccoglie diversi reperti sequestrati e sottratti per sempre a un mercato immorale e a collezionisti senza scrupoli.

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