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La cozza quagga, un mollusco dai poteri insospettabili

Keystone-SDA

A prima vista, la cozza quagga sembra del tutto innocua. Questo piccolo mollusco può tuttavia sconvolgere un ecosistema nel giro di pochi anni. La sua proliferazione incontrollata è un vero e proprio grattacapo e colpisce in pieno la Svizzera.

(Keystone-ATS) “Quando la cozza quagga viene segnalata in un corso d’acqua o in un lago, è già troppo tardi”, spiega a Keystone-ATS Salomé Boudet, dottoranda in scienze ambientali all’Università di Ginevra (UNIGE) ed esperta di questa specie. Da quel momento in poi, diventa impossibile liberarsene.

Va detto che il mollusco ha una capacità di adattamento sorprendente. Nel Lemano, dove l’animale è stato individuato per la prima volta nel 2015, si trova fino a 250 metri di profondità, ovvero in ambienti dove il cibo è scarso, l’acqua è fredda e le concentrazioni di ossigeno disciolto sono basse, sottolinea Boudet.

La densità delle cozze quagga nello specchio d’acqua lemanico è attualmente molto elevata tra i 10 e i 30 metri di profondità. Più a fondo, il numero diminuisce fino a pochi esemplari a 250 metri. I molluschi che vivono in queste tenebre sono più piccoli e hanno un guscio meno spesso rispetto ai loro simili fissati vicino alla superficie.

La cozza quagga ha anche la particolarità di riprodursi alla velocità della luce. Una cozza, sia essa femmina o maschio, espelle milioni di gameti e può dare vita a migliaia di esemplari ogni anno, sottolinea la specialista. Questo fa sì che in alcuni punti i molluschi formino veri e propri tappeti.

Nessun luogo è al sicuro

Le cozze quagga hanno anche la capacità di insinuarsi ovunque. Le loro larve si intrufolano nelle stazioni di pompaggio dell’acqua e crescono aggrappate alle condutture. Questa invasione non manca di causare preoccupazioni ai Servizi industriali di Ginevra (SIG) o alla stazione di pompaggio del Politecnico federale di Losanna (EPFL).

Originarie della foce del Dnipro (fiume lungo oltre 2000 chilometri che sfocia nel Mar nero, non lontano da Odessa), le cozze quagga hanno un impatto sull’ecosistema dei nuovi luoghi che colonizzano. Filtrano l’acqua per nutrirsi di fitoplancton e, nelle grandi profondità, di batteri. Così facendo, privano altre specie della catena alimentare delle risorse.

Questi molluschi invasivi potrebbero inoltre alterare il naturale ricircolo delle acque del Lemano, un meccanismo già indebolito dai cambiamenti climatici. Filtrando grandi quantità d’acqua, le cozze eliminano numerose particelle in sospensione, rendendo il lago più trasparente.

Ciò permette alla luce del sole di penetrare più in profondità nel lago e di riscaldare strati d’acqua che prima erano poco esposti. Questo riscaldamento rafforza la stratificazione dell’acqua in diverse fasce di temperatura e può quindi limitare la miscelazione naturale tra le acque superficiali e quelle profonde, spiega ancora Boudet.

Pochi predatori

Le cozze quagga non hanno molti predatori: uccelli e qualche pesce. Uno studio condotto in Nord America ha dimostrato che i ghiozzi se ne cibano, osserva la ricercatrice. Alcuni pescatori hanno recentemente riferito al giornale La Côte di aver trovato resti di molluschi nello stomaco dei persici.

Per quanto riguarda la possibilità di trovarle nei nostri piatti, è meglio non pensarci. Il loro aspetto non è molto appetitoso, ironizza l’esperta.

Per evitare la diffusione della cozza quagga, la soluzione migliore è la prevenzione, ritiene la scienziata. Le larve e le cozze possono sopravvivere fino a 48 ore fuori dall’acqua. Basta avere attrezzatura subacquea mal pulita o una barca che passa da un bacino all’altro per contaminare un lago ancora risparmiato dall’invasore.

Laghi ticinesi (forse) risparmiati

La cozza quagga è stata avvistata per la prima volta in Svizzera nel 2014, nel Reno, nei pressi di Basilea. Alcuni ricercatori avevano rilevato tracce di DNA della cozza invasiva durante un’analisi dell’acqua del fiume. Poco dopo, sono state scoperte cozze nel Lemano. La specie si è poi diffusa nel Lago di Costanza, in quelli di Neuchâtel, di Bienne, di Morat e nel fiume Aare. Nel 2024, il mollusco si è poi insediato nei laghi dei Quattro Cantoni, di Zugo e di Zurigo.

Fra i principali laghi, sono finora risparmiati il Maggiore e il Ceresio. Risultano ancora liberi dalla cozza anche quelli di Thun e Brienz. Negli specchi d’acqua ticinesi sono in realtà state trovate tracce di DNA, ma non si hanno ulteriori prove della presenza della specie invasiva.

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