La Bulgaria al voto, fra disperazione e le promesse di Radev
Una Bulgaria sull'orlo della disperazione, schiacciata fra l'inflazione e una corruzione pervasiva e dilagante, vota domenica per l'ottava volta in cinque anni, con un elemento nuovo, che suscita speranza e timori.
(Keystone-ATS) La nuova formazione con cui l’ex presidente della Repubblica Rumen Radev, ex top gun non affiliato ad alcun partito e dimessosi clamorosamente lo scorso gennaio, si presenta alle urne in pole position, promettendo lotta alla corruzione, alla mafia e all’instabilità.
La società bulgara è in preda a un’estrema ansia: i dati raccolti dell’agenzia demoscopica Sova Harris sono impietosi: ben il 69,8% dei cittadini adulti ammette di temere di non riuscire a soddisfare i propri bisogni primari, a causa soprattutto di un’inflazione galoppante.
Quando due terzi della popolazione si sentono ‘sull’orlo del baratro’, il processo elettorale cessa di essere una competizione di idee e diventa un istinto di sopravvivenza, osservano gli esperti. Questa pressione sociale sarebbe il principale catalizzatore della prevista forte affluenza alle urne, che potrebbe portare oltre il 55% degli elettori a votare, rispetto al 45% nelle elezioni precedenti. La gente non voterà per i partiti ma contro la povertà, conclude Sova Harris.
L’ultima delle crisi parlamentari susseguitesi in Bulgaria negli ultimi anni, è scoppiata nel dicembre scorso, quando le proteste di massa in tutta la Bulgaria contro il governo, accusato di corruzione e collusioni con ambienti mafiosi, costrinsero il premier Rossen Zhelyazkov e il suo governo a gettare la spugna.
Esponente del partito conservatore Gerb, Zhelyazkov guidava una coalizione con socialisti e populisti dell’Itn, tre partiti storicamente rivali tra di loro. Il 19 gennaio scorso poi, in un atto senza precedenti nella storia bulgara, annunciò, le sue dimissioni il presidente della Repubblica, Rumen Radev (62 anni), sostituito dalla sua vice, Iliana Iotova.
Radev, ex top gun ed ex comandante dell’aeronautica militare, rinunciando all’incarico un anno prima della scadenza, dichiarò di voler scendere in campo con un nuovo partito di rottura, ‘Bulgaria Progressista’, con cui Radev si dichiara pronto a “distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese”. Ma se i suoi slogan programmatici sono ben chiari sul piano nazionale, non lo sono altrettanto le posizioni in politica estera.
Radev da presidente aveva chiesto, senza ottenerlo dal Parlamento, un referendum sull’entrata della Bulgaria nell’euro in quanto “prematura”. Sull’Ucraina Radev pare assai cauto per non dire ambiguo: sì, “la Russia è un aggressore”, ma la questione va risolta “non con le armi ma con la diplomazia”, posizione simile a quella sul conflitto in Iran.
In competizione con Radev ci sono ben 24 formazioni politiche (14 partiti e 10 coalizioni) per riempire i 240 seggi da cui è composto il Parlamento unicamerale bulgaro. Tutte le agenzie demoscopiche danno per scontata la vittoria di ‘Bulgaria Progressista’ di Radev ma senza una maggioranza assoluta. Secondo l’agenzia Trend, avrebbe il 33,2% dei voti, mentre solo altre quattro formazioni supererebbero la soglia del 4% dei voti ed entrerebbero in parlamento.
Dopo oltre un decennio di vittorie e governi instabili, i conservatori del Gerb scenderebbero al secondo posto col 19,1%: una dura batosta per il carismatico leader, Boyko Borissov, diverse volte premier e ancora eminenza della politica bulgara. Seguirebbero i liberali del Pp (‘Continuiamo il cambiamento’) con l’11,6%.
Al quarto posto ‘Dps-Nuovo inizio’, partito della minoranza turca, con il 10,4%. Entrerebbero anche i nazionalisti di ‘Vazrazhdane’ (7,1%). Altra grande novità è che per la prima volta il Partito socialista rischia di restare fuori dal parlamento. Secondo l’ultimo censimento, la popolazione della Bulgaria è di 6,6 milioni di abitanti, dei quali 1,4 milioni sono residenti all’estero.