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L’Iran in massima allerta, esplode un edificio sul Golfo

Keystone-SDA

Le voci di un attacco imminente, le manovre militari, le minacce e le promesse di ritorsioni continuano a nutrire lo spettro dell'escalation militare tra Iran e Stati Uniti.

(Keystone-ATS) E se da una parte il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha gettato benzina sul fuoco dichiarando che i suoi soldati sono “in massima allerta e con il dito sul grilletto” nel caso in cui “il nemico” americano “commetta l’errore” di attaccare, ad accendere una speranza è stato il capo del consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, che in serata ha parlato di “progressi” nella “creazione di un quadro negoziale” con gli Usa.

Mentre Donald Trump ha riferito che Teheran “sta parlando” con Washington: “Vedremo se possiamo fare qualcosa. Altrimenti, vedremo cosa succede”, resta però la chiosa minacciosa del tycoon, al termine di una giornata in cui le notizie di esplosioni nelle città iraniane di Bandar Abbas e Ahvaz – seguite poi da segnalazioni di detonazioni anche in altre località e nei pressi di Teheran – avevano fatto temere che il peggio fosse arrivato.

Ma i media del regime hanno tuttavia smentito la maggior parte delle “voci diffuse di attacchi ed esplosioni”, parlando nel frattempo di una “fuga di gas” dietro agli incidenti a Bandar Abbas e Ahvaz. Alla fine, saranno cinque le vittime accertate dalle autorità iraniane per le esplosioni: quattro uccisi ad Ahvaz e un morto – un bambino – e 14 feriti al porto di Bandar Abbas, dove la deflagrazione ha distrutto due piani di un palazzo e provocato danni ai veicoli e negozi circostanti.

Nel frattempo si erano diffuse sui social media le voci che nelle detonazioni fosse stato preso di mira un comandante della marina dei Guardiani della rivoluzione, il generale Tangsiri. “Voci completamente false” si è affrettata a smentire l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, secondo cui le notizie diffuse dai media non iraniani di esplosioni in tutto il Paese sono dovute al fatto che “il nemico, mentre cerca di mantenere l’ombra della guerra sul Paese, cerca di infiammare la situazione psicologica della società e di creare paura e panico tra la gente”.

Oltre ad Ahvaz e Bandar Abbas, detonazioni sono state segnalate anche a Khorramshahr e Abadan, nella provincia sud-occidentale del Khuzestan, secondo l’Irna collegate a esplosivi rimasti dalla guerra Iran-Iraq degli anni ’80. Esplosioni sono state udite anche in altre città, tra cui Dezful e Isfahan, su cui il governo non ha rilasciato dichiarazioni. Testimoni hanno poi riferito di un’esplosione e fumo nei pressi di Teheran, con la tv di Stato che successivamente chiarito che si trattava solo di un incendio di canne vicino a un fiume a Parand.

Mentre il mondo tratteneva il fiato per la paura che le esplosioni fossero l’inizio delle tanto minacciate operazioni militari americane contro la Repubblica islamica, Israele si è affrettato a negare qualunque coinvolgimento negli incidenti in Iran, sottolineando inoltre di non avere notizie dell’avvio di attività militari americane contro il Paese. In serata, un funzionario statunitense ha confermato alla Cnn che le esplosioni in Iran non erano in alcun modo collegate ad azioni militari Usa.

Allarme rientrato quindi, ma l’ombra di un attacco americano all’Iran resta: nell’intervista a Fox News, Trump ha ribadito che una “grande flotta” statunitense si sta dirigendo nell’area, dove intanto l’Iran ha annunciato un’esercitazione navale di due giorni con fuoco vivo, a partire da domenica nello Stretto di Hormuz. Il sito indipendente Drop Site News parla di possibili raid già domenica, citando alti funzionari militari Usa secondo cui l’obiettivo americano è colpire siti nucleari e missilistici, ma anche decapitare il governo di Teheran.

A fare pressione per l’intervento militare resta in prima linea Israele, mentre secondo quanto riportato da Axios, persino Riad avrebbe ormai invertito la sua posizione confidando, in un briefing privato del ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman a Washington, che se il presidente Trump non darà seguito alle sue minacce contro l’Iran, il regime degli ayatollah finirà per rafforzarsi.

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