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L’Opec+ aumenta produzione, gli USA sono ora i primi esportatori

Keystone-SDA

Il cartello dei Paesi produttori di petrolio aumenta la produzione di maggio, anche se si tratta solo di una mossa sostanzialmente simbolica visto che lo Stretto di Hormuz rimane bloccato.

(Keystone-ATS) La decisione, presa dopo l’uscita degli Emirati Arabi Uniti, punta più ad indicare stabilità che ad avere un’efficacia reale. Il tutto mentre si profila una possibile guerra dei prezzi: con gli emirati che annunciano investimenti e si tengono le mani libere nella produzione; con gli USA che hanno spedito 250 milioni di barili in nove settimane, superando l’Arabia Saudita e diventando il principale esportatore al mondo.

La Abu Dhabi National Oil Company, cioè la compagnia emiratina, ha annunciato in contemporanea con la riunione degli altri produttori, con una tempistica che non appare casuale, che investirà 55 miliardi di dollari in nuovi progetti nei prossimi due anni. Punta così ad espandere la propria capacità di cinque milioni di barili al giorno, fuori dalle quote concordate con l’Opec che ne limitava la produzione a 3,4 milioni di barili al giorno.

Il cartello allargato dei Paesi produttori in un comunicato che non cita la scelta fatta dagli Emirati ha annunciato che aggiungerà “188’000 barili al giorno” alla propria quota di produzione totale per giugno, nell’ambito dell'”impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero”.

Gli analisti del mercato petrolifero si aspettavano in larga misura l’aumento che al netto della quota degli Emirati Arabi Uniti, appare simile agli incrementi giornalieri di 206’000 barili di marzo e di aprile.

Ma al di la dell’efficacia concreta, legata al blocco di Hormuz, la decisione – ha spiegato Jorge Leon, analista di Rystad Energy, intervistato dall’agenzia AFP – sembra voler inviare un doppio messaggio: da un lato che l’uscita degli Emirati Arabi Uniti non avrebbe sconvolto il funzionamento dell’OPEC+ e, dall’altro, che il gruppo continua a esercitare il controllo sui mercati petroliferi globali nonostante le enormi interruzioni del commercio di petrolio causate dalla guerra.

Il blocco di Hormuz sta avendo anche un altro effetto. Gli Stati Uniti sono diventati il maggiore esportatore di petrolio con 250 milioni di barili spediti all’estero nelle ultime nove settimane. Secondo l’agenzia Bloomberg avrebbe così superato l’Arabia Saudita ma il balzo delle esportazioni avrebbe messo sotto pressione le scorte americane di greggio, che si stanno esaurendo rapidamente.

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