L’IA si abbatte sul mondo del lavoro, già 425mila licenziati
Si avvicina al mezzo milione (425'000) il numero di licenziati negli ultimi 3 anni per effetto diretto o indiretto dell'IA, 142'000 solo in Europa. Il sito ailayoffs.live restituisce l'immagine di un mercato del lavoro completamente rivoluzionato.
(Keystone-ATS) Come riportato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), ripresa da Consumers’ Forum – ente indipendente di cui fanno parte associazioni di consumatori, imprese industriali e di servizi e le loro associazioni di categoria -, il 25% dell’occupazione globale rientra in professioni potenzialmente esposte all’IA, con percentuali più elevate nei paesi ad alto reddito (34%).
In sostanza, un lavoratore su 4 potrebbe essere sostituito da una macchina nei prossimi anni. Le professioni più a rischio sono quelle che includono attività ripetitive e componenti digitali e testuali facilmente automatizzabili: assistenza amministrativa, customer care e call center, impiegati di banche e poste, cassieri e traduttori.
Non tutti sono preoccupati dagli sviluppi dell’IA. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha commentato con il Financial Times: “la gente sta saltando alla conclusione che i posti di lavoro spariranno. Ma penso che stiano sbagliando”. Secondo il fondatore di Amazon, l’intelligenza artificiale porterà invece delle “età dell’oro”.
Ma l’impatto dell’intelligenza artificiale non interessa solo gli impieghi, bensì anche l’ambiente e la sostenibilità: l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) prevede che il consumo globale di elettricità dei data center raddoppierà entro il 2030. Dai 415 terawattora del 2024 si arriverà a 945 terawattora: il 3% dell’intera elettricità mondiale. Consumers’ Forum ricorda che, allo stato attuale, i data center per l’IA generano già tra il 2,5 e il 3,7% delle emissioni globali di gas serra. E anche questi numeri sono destinati a crescere.