Kosovo: arrestati cinque serbi per il massacro di Recak nel 1999
La polizia kosovara ha arrestato cinque persone di etnia serba, tra cui quattro ex poliziotti, sospettati di essere coinvolti in uno dei peggiori crimini contro i civili di etnia albanese durante la guerra degli anni Novanta, hanno indicato i procuratori.
(Keystone-ATS) Gli arresti sono i primi collegati al massacro di oltre 40 civili di etnia albanese da parte delle forze serbe nel villaggio kosovaro di Recak (Racak in serbo) nel gennaio 1999, ha precisato un procuratore ai giornalisti. Il massacro suscitò un’ondata di indignazione internazionale, sfociata, di lì a breve, nell’intervento della Nato.
A seguito di un’indagine condotta negli ultimi mesi, “queste persone sono state identificate come membri delle unità speciali della polizia serba al momento della loro partecipazione all’operazione del 5 gennaio 1999 a Recak”, ha spiegato il procuratore Ilir Morina.
Questo è il secondo caso avviato dalla magistratura del Kosovo in relazione al massacro. L’udienza preliminare del processo contro 21 serbi, accusati del loro presunto ruolo negli omicidi, tra cui ex alti funzionari della polizia serba, è prevista per il 20 luglio. Il caso contro i cinque arrestati domenica è stato soprannominato “Recak 2”.
L’atto d’accusa per l’udienza del 20 luglio, visionato dall’agenzia di stampa France-Presse (Afp), imputa a 21 ex membri dell’esercito e della polizia serba i reati di omicidio, tortura, trattamenti inumani, distruzione di proprietà e deportazione di civili albanesi del Kosovo. Tra gli imputati figurano l’ex capo della polizia serba Obrad Stevanovic e il capo dei servizi segreti Rade Markovic, nonché due generali e due colonnelli. Poiché gli imputati sono tuttora latitanti e fuori dalla giurisdizione del sistema giudiziario del Kosovo, i pubblici ministeri hanno richiesto che il processo si svolga in contumacia.
Durante l’operazione, 42 civili albanesi di diverse età e sesso sono stati brutalmente uccisi, si legge nell’atto d’accusa. Il massacro è stato uno dei crimini più gravi commessi contro i civili durante la guerra del Kosovo del 1998-1999.
Ha rappresentato un punto di svolta nel conflitto, indignando l’Occidente e innescando una campagna di bombardamenti della Nato contro le forze di Slobodan Milošević. La campagna si è conclusa con la cacciata delle truppe serbe dal Kosovo, l’istituzione di una missione dell’Onu nel territorio e infine la dichiarazione di indipendenza nel 2008. Ma Belgrado non riconosce ancora tale decisione. Più di 13’000 persone sono morte durante il conflitto in Kosovo, la maggior parte delle quali di etnia albanese.