KOF corregge al ribasso stime su crescita svizzera 2026 e 2027
La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran e il conseguente aumento del prezzo del petrolio peseranno sull'economia svizzera più di quanto inizialmente previsto.
(Keystone-ATS) Per questa ragione l’Istituto KOF del Politecnico federale di Zurigo corregge al ribasso le sue stime sulla crescita elvetica.
Concretamente, stando alle indicazioni odierne, quest’anno il prodotto interno lordo (Pil) – al netto degli eventi sportivi – aumenterà dello 0,8%, a fronte della stima di +1,0% di metà marzo, mentre nel 2027 la progressione sarà dell’1,5%, un dato anche in questo caso di 0,2 punti percentuali inferiore al +1,7% ipotizzato in precedenza. A titolo di confronto, il tasso di crescita medio pluriennale è dell’1,8%.
A seguito del conflitto in Medio Oriente negli ultimi mesi lo stretto di Hormuz è stato praticamente chiuso al traffico marittimo, ricorda il KOF. I prezzi del petrolio sono saliti a circa 118 dollari al barile alla fine di aprile, per poi scendere a poco più di 90 dollari a fine maggio. Nella sua previsione di base l’istituto ipotizza che il costo dell’energia continuerà a scendere grazie a un graduale allentamento della tensione.
I prezzi energetici e l’elevata incertezza pesano comunque sulla propensione al consumo: nel primo trimestre del 2026 i consumi privati hanno subito una battuta d’arresto e la fiducia dei consumatori è scesa a un livello paragonabile al minimo raggiunto nell’aprile 2025 a seguito dello shock dei dazi Usa. Gli indicatori per il trimestre in corso segnalano una ripresa moderata, ma i consumi privati dovrebbero rimanere contenuti a causa delle persistenti pressioni inflazionistiche, di una maggiore propensione al risparmio e della poco dinamica situazione del mercato del lavoro.
Intanto la debole domanda estera e il franco forte mettono sotto pressione l’industria delle esportazioni. La situazione rimane contrastata: il settore farmaceutico e chimico registra un andamento positivo, mentre i rami sensibili alla congiuntura, come l’industria orologiera e meccanica, continuano a mostrare segnali negativi.
L’occupazione in equivalenti a tempo pieno dovrebbe crescere dello 0,5% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027. Il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 5,1% nel 2026 secondo il metodo di calcolo dell’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO) e al 3,1% in base ai dati della Segreteria di Stato dell’economia (Seco), per poi rimanere inizialmente a livelli elevati anche nel 2027. I salari reali sono attesi in progressione, ma a causa dell’inflazione più elevata la crescita risulterà più debole rispetto agli anni precedenti.
Il KOF ritocca anche parzialmente al rialzo la sua previsione sull’andamento dei prezzi. Il rincaro si attesterà allo 0,6% nel 2026 (0,3% la previsione di marzo) e si confermerà allo stesso livello dello 0,6% anche nei dodici mesi successivi (stima uguale). Ad aumentare saranno in particolare i prezzi dell’energia e dei viaggi. A causa della domanda macroeconomica piuttosto debole, gli effetti di secondo grado (cioè quelli derivati dalle conseguenze indirette) dovrebbero però rimanere relativamente contenuti. Inoltre il franco forte dovrebbe mantenere bassa la pressione dell’inflazione proveniente dall’estero. Sulla scorta di queste considerazioni gli esperti zurighesi si aspettano pertanto che la Banca nazionale svizzera (BNS) mantenga allo 0,0% il suo tasso guida per l’intero periodo di previsione.