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Killer di Fort Hood davanti al plotone d’esecuzione il 3 dicembre

Keystone-SDA

Il 3 dicembre l'ex maggiore dell'esercito americano Nidal Hasan, responsabile dell'uccisione di 13 persone e del ferimento di altre 32 in una sparatoria avvenuta nel 2009 a Fort Hood, comparirà davanti al plotone d'esecuzione.

(Keystone-ATS) Lo riporta Cbs News, in base a quanto quanto comunicato via email alle famiglie delle vittime. Hasan sarà giustiziato nella stessa stessa base del TExas in cui fu compiuta la strage mediante fucilazione, autorizzata da Donald Trump su proposta del capo del Pentagono Pete Hegseth. È la prima volta che questo metodo viene applicato dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha annunciato lunedì sera la definizione del piano di ricorrere a un plotone d’esecuzione dell’esercito, aggiungendo che “il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato”. Le vittime erano soldati disarmati che si trovavano presso il centro di preparazione operativa in vista di una missione in Afghanistan. Hasan, nella sua follia, esplose 146 colpi.

L’ultima esecuzione militare risale a 65 anni fa, quando l’esercito giustiziò mediante impiccagione il soldato John Bennett, condannato per stupro e tentato omicidio di una bambina di 11 anni. L’ultima esecuzione di un militare tramite fucilazione avvenne nella Seconda guerra mondiale, quando il soldato Eddie Slovik fu giustiziato in Francia per diserzione.

Hasan, di 56 anni, all’epoca della sparatoria era uno psichiatra dell’esercito, corpo in cui aveva prestato servizio per vent’anni. I testimoni riferirono di aver sentito Hasan gridare “Allah Akbar” prima di aprire il fuoco, rimanendo paralizzato dal petto in giù quando la polizia rispose al fuoco. Dalla sua condanna, Hasan è detenuto nel braccio della morte a Fort Leavenworth, in Kansas.

In base al regolamento dell’Esercito 190-55, le esecuzioni militari possono essere autorizzate esclusivamente dal presidente americano. Una revisione del 2019 ha eliminato dal regolamento il riferimento all’iniezione letale, lasciando la scelta del metodo alla discrezione del segretario dell’Esercito.

Secondo la procedura, il detenuto è informato personalmente della decisione del presidente dal comandante, accompagnato da un cappellano e, ove disponibile, dal difensore. A seguito della notifica, il detenuto assume lo status di “condannato a morte”.

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