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Khamenei autorizza a trattare con gli USA. Petrolio a picco

Keystone-SDA

Mossa a sorpresa di Teheran sui negoziati alla vigilia delle Midterm, forse anche nella speranza di esorcizzare le minacce di Donald Trump di nuovi attacchi, magari come arma di distrazione di massa da una possibile disfatta elettorale.

(Keystone-ATS) L’Iran si è dichiarato pronto a riaprire lo strategico Stretto di Hormuz in due giorni anziché nei sette inizialmente previsti. E la Guida suprema Mojtaba Khamenei, in un’apparente volontà di facilitare i colloqui dopo la lettera del vicepresidente USA JD Vance al capo della sicurezza nazionale iraniana Mohsen Rezaei, ha “conferito alcuni poteri al governo”, secondo quanto riferito dal presidente Massoud Pezeshkian. “Ci stiamo adoperando per risolvere tali questioni attraverso il dialogo, e a questo proposito la Guida Suprema ha conferito al governo l’autorità necessaria”, ha detto Pezeshkian.

Dichiarazioni che, insieme ad alcune indiscrezioni di stampa, hanno concesso una tregua ai mercati, con il WTI che è arrivato a perdere fino al 6,7% a 97,1 dollari al barile mentre il Brent ha toccato il minimo di 105,86 dollari, con la stessa percentuale di calo. Ad alimentare le speranze di una soluzione diplomatica anche le parole del ministro degli esteri iraniano: “Considerata la sensibilità e la gravità della situazione attuale, le consultazioni e le discussioni sono molto intense”, ha dichiarato Abbas Araghchi, sottolineando il “ruolo di mediazione molto attivo” del Qatar e del Pakistan.

Ma il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha sottolineato che al centro delle discussioni resta il piano in sette fasi presentato dall’Iran a settembre, pur confermando l’accelerazione sui tempi di attuazione. Un piano che Trump aveva già respinto, pur lasciando aperta la porta ai negoziati. “I segnali diplomatici potrebbero essere di natura tattica in vista delle elezioni di metà mandato”, ipotizza Arne Lohmann Rasmussen, analista di Global Risk Management. “Ormai tutto dipende” da Washington, ha avvisato Baghaei.

Teheran subordina la riapertura dello Stretto a un cessate il fuoco su tutti i fronti della regione, allo sblocco dei propri beni detenuti all’estero, alla revoca delle sanzioni che colpiscono il settore petrolifero iraniano e alla fine del blocco navale statunitense contro i suoi porti. Solo successivamente si avvierebbero i negoziati sulle altre questioni, compreso il nucleare. Alla domanda se durante i colloqui fosse stata presa in considerazione la possibilità di trasferire in un altro Paese le scorte iraniane di uranio altamente arricchito e se Teheran potesse accettare una simile soluzione, il portavoce della diplomazia iraniana ha risposto negativamente.

In un clima di timori che il conflitto possa riaccendersi dopo le elezioni di metà mandato, Cina e Russia sono intervenute entrambe per esprimere la propria opposizione alla possibilità di una ripresa delle operazioni militari. Il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha dichiarato che tutte le parti coinvolte dovrebbero concentrarsi sulle soluzioni politiche, anziché ricorrere nuovamente alle armi. Vladimir Putin ha avuto invece un colloquio telefonico con Rezaei, mentre il ministero degli esteri russo ha avvisato che le notizie relative a una nuova possibile azione militare contro l’Iran destano estrema preoccupazione, chiedendo un’intensificazione degli sforzi diplomatici.

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