Jans a Monaco, rafforzare lotta a trafficanti di esseri umani
Il consigliere federale Beat Jans ha sottolineato, durante un vertice sull'immigrazione a Monaco, che l'Europa ha bisogno di procedure rapide ed efficienti, di rinvii funzionanti nell'ambito del regolamento di Dublino e di un'esecuzione coerente degli allontanamenti.
(Keystone-ATS) La Svizzera intende intensificare la lotta contro i trafficanti di esseri umani a livello transfrontaliero. Allo stesso tempo, devono essere rispettati il diritto internazionale e i diritti umani, ha comunicato in serata il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP).
Oggi, su invito del ministro dell’interno tedesco Alexander Dobrindt, ministri provenienti da 18 Stati europei e rappresentanti della Commissione europea si sono riuniti nella capitale bavarese. Assente la Spagna – travolta dalla crisi estiva nella sua exclave Ceuta che ha fatto il giro del mondo e su posizioni non allineate alla riunione di Monaco, al pari della Francia – ma presente il Regno Unito in segno di collaborazione stretta sul tema.
Al centro dei colloqui vi erano l’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo entrato in vigore il 12 giugno, la politica di rimpatrio e la cooperazione nello spazio Schengen. La Svizzera adempie ai propri obblighi e si aspetta lo stesso dai suoi partner europei, afferma il DFGP. Le prime esperienze con le nuove procedure sono nel complesso positive.
Una politica migratoria europea credibile rafforza al contempo lo spazio Schengen come spazio di libertà, sicurezza e giustizia, scrive ancora il dipartimento di Jans. Per la Svizzera, paese fortemente interconnesso, è prioritario preservarlo e svilupparlo ulteriormente. Berna intende quindi approfondire in modo mirato la cooperazione con i paesi confinanti e a livello europeo nella lotta alla criminalità transnazionale, ai trafficanti e alle reti di tratta di esseri umani, si legge nel comunicato.
Al centro dei colloqui figurava anche il consolidamento della sorveglianza delle frontiere esterne dell’UE e il potenziamento di Frontex. Da Bruxelles la Commissione sta preparando modifiche all’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.
Al momento Frontex supporta gli Stati membri nelle operazioni di espulsione, ma in linea di principio la responsabilità spetta alle autorità nazionali. L’agenzia dovrebbe ottenere un mandato più forte per cooperare con i paesi extra-UE e un ruolo più importante nelle operazioni di rimpatrio.
Il quadro normativo europeo attuale (il cosiddetto CEAS) prevede la possibilità di costituire in paesi terzi al di fuori del territorio dell’Unione centri per coloro che non hanno diritto legale a rimanere nell’UE e sono soggetti a una decisione di rimpatrio.
Come confermato da Dobrindt, i “Return Hubs” sono promossi da un gruppo di cinque Stati composto da Danimarca, Grecia, Paesi Bassi, Austria e Germania. Tra i paesi terzi circolati per la stipulazione di accordi – che si puntano a chiudere entro la fine dell’anno – ci sono il Ruanda, non di rado messo in dubbio dalle organizzazioni internazionali per il mancato rispetto dei diritti umani, l’Uganda, e l’Uzbekistan in posizione più defilata.