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Italiani votano su riforma della giustizia, ecco di cosa si tratta

Keystone-SDA

Quarantasette milioni di italiani sono chiamati domenica e lunedì a confermare o respingere una riforma della giustizia già approvata dal Parlamento. Ma di cosa si tratta esattamente?

(Keystone-ATS) Oggetto della votazione è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un voto favorevole significa approvazione della riforma. Un voto contrario significa rifiuto della riforma. Per la validità del referendum non è richiesto alcun quorum minimo: è determinante esclusivamente la maggioranza di tutti i voti validi espressi.

Finora in Italia i giudici e i pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura gestito dallo stesso sistema di autogoverno, ossia il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Attualmente è possibile passare da una funzione all’altra, anche se una riforma entrata in vigore nel 2022 consente solo un cambio di carriera.

In futuro, per giudici e pubblici ministeri dovrebbero esserci due autorità di autogoverno ossia due Consigli Superiori distinti. Finora l’unico Consiglio Superiore della Magistratura decide in merito a nomine, trasferimenti e promozioni sia dei giudici che dei pubblici ministeri. Il CSM è anche l’organo disciplinare per entrambe le categorie professionali. I membri del CSM sono eletti in parte dagli stessi giudici e pubblici ministeri, in parte dal Parlamento.

La riforma prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti – uno per i pubblici ministeri e uno per i giudici – i cui membri sarebbero in parte designati tramite sorteggio da un elenco di giudici e pubblici ministeri esperti e in parte continuerebbero a essere eletti dal Parlamento. Inoltre per i procedimenti disciplinari dei magistrati sarebbe istituita una nuova Alta Corte disciplinare autonoma composta di 15 membri, sorteggiati tra giuristi esperti.

Un voto importante per Giorgia Meloni

La riforma della giustizia è uno dei progetti politici più importanti del governo di destra della premier Giorgia Meloni, in carica dall’autunno 2022. Se nel referendum una maggioranza dei partecipanti dicesse sì alla riforma, sarebbe il più grande successo di politica interna di Meloni fino ad oggi. Se prevalesse il no, sarebbe una grave battuta d’arresto.

Meloni sostiene che la riforma ridurrebbe in Italia l’influenza della politica sulla giustizia. Sottolinea ripetutamente che la magistratura è influenzata dalla sinistra e fondamentalmente contraria ai governi di destra. L’Associazione dei magistrati e l’opposizione, invece, vedono nella riforma una minaccia all’indipendenza della giustizia. I sondaggi mostrano una corsa testa a testa.

Meloni si è intensamente impegnata a favore del sì al referendum. Ha tuttavia sottolineato che l’esito del voto non avrà alcun effetto sul suo governo. Anche in caso di vittoria del no alla sua riforma, intende andare avanti come finora.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato ieri che l’esito del referendum non avrà alcuna ripercussione sulla stabilità del governo. “Saranno i cittadini a giudicare il governo quando andranno alle urne nel 2027 per rinnovare il Parlamento”, ha detto Tajani. Se al referendum sulla giustizia vincesse il sì, “la politica scomparirà definitivamente dalla giustizia”, ha argomentato.

La leader dell’opposizione Elly Schlein vede la situazione in modo diverso. “Questa non è una riforma che migliora la giustizia; mira piuttosto a porre i giudici sotto il controllo del governo. Noi diciamo no”.

I seggi elettorali saranno aperti domenica dalle 7.00 alle 23.00 e lunedì dalle 7.00 alle 15.00. Il risultato è atteso per lunedì pomeriggio. Le campagne per il referendum si concludono oggi con i partiti che lanciano gli ultimi appelli all’elettorato.

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