‘Si temono almeno 12mila morti’, Teheran avvia le esecuzioni
Gli ayatollah alzano ancora il tiro per tentare di soffocare le proteste: "moharebeh", ovvero "fare guerra a Dio", è l'accusa fatta risuonare dall'ufficio del procuratore di Teheran attraverso il megafono della tv di Stato.
(Keystone-ATS) L’ annuncio è che “diversi rivoltosi saranno presto processati” per questo reato, definito dalla sharia, che è punibile con la pena capitale. Più di un avvertimento, perché nelle prossime ore si attende già una prima esecuzione. In un Paese ancora paralizzato dalle manifestazioni anti-regime, isolato dal mondo esterno, e dove il bilancio delle vittime è difficile da accertare, ma è certamente ingente. Le autorità parlano di tremila morti, ma Iran International ne stima almeno dodicimila: in quello che il network basato a Londra definisce “il più grande massacro nella nostra storia contemporanea”. Una “repressione” che “inorridisce”, è la denuncia dell’Onu.
In Iran sarebbero diecimila le persone arrestate durante le manifestazioni iniziate alla fine di dicembre, secondo l’ong con sede in Norvegia “Iran Human Rights”, che ha ricordato come il regime degli ayatollah l’anno scorso abbia impiccato almeno 1500 persone. Dodici, con l’accusa di spionaggio dopo la guerra-lampo di giugno con Israele. Ed ora il minacciato ricorso alla pena di morte per punire questa nuova ondata di proteste ha fatto scattare l’allarme, a partire dall’Onu. È “estremamente preoccupante vedere dichiarazioni pubbliche di alcuni funzionari giudiziari che indicano la possibilità che la pena di morte venga utilizzata contro i manifestanti attraverso procedimenti giudiziari accelerati”, ha denunciato l’Alto Commissario per i diritti umani Volker Türk.
Preoccupa soprattutto il caso di Erfan Soltani, 26 anni, arrestato la scorsa settimana nella città satellite di Teheran, Karaj, e che secondo una fonte familiare è già stato condannato a morte e dovrebbe essere giustiziato a breve. Non è chiaro con quali accuse a suo carico e nell’assenza totale di resoconti da parte dei media statali. “La comunità internazionale – è l’appello di Amnesty – deve chiedere urgentemente alle autorità iraniane di interrompere subito tutte le esecuzioni, inclusa quella di Erfan Soltani”.
Sul fronte delle manifestazioni, le autorità hanno insistito di aver ripreso il controllo delle strade, rivendicando di aver portato nelle piazze migliaia di sostenitori. Sul fronte delle comunicazioni, sono ripresi i collegamenti telefonici internazionali, ma solo per le chiamate in uscita, con frequenti interruzioni, mentre è proseguito il blackout su Internet. Che secondo i gruppi per i diritti umani maschera la portata della repressione.
Nel frattempo nuovi video sui social media hanno mostrato corpi allineati nell’obitorio di Kahrizak, appena a sud della capitale, con i cadaveri avvolti in sacchi neri e parenti sconvolti alla ricerca dei propri congiunti. E va avanti anche la contronarrazione del regime. I media statali hanno diffuso i loro resoconti dai centri di medicina legale: un uomo racconta che un suo caro, che sosteneva il governo, è stato colpito alla testa da un sasso lanciato da uno sconosciuto dalla cima di un edificio.
Quanto al bilancio delle vittime, un alto funzionario del ministero della Salute ha stimato in tremila i morti, affermando che tra di loro ci sarebbero centinaia di agenti della sicurezza. Mentre l’ong Ihr, che fa aggiornamenti quotidiani, ha dato conto di 734 vittime accertate, chiarendo tuttavia che si tratta di cifre parziali. Sulla base di “informazioni ricevute da meno della metà delle province e da meno del 10% degli ospedali iraniani”. “Almeno 12’000 persone, molte under 30, sono state uccise”, si arriva a spingere Iran International. Precisando che la sua stima si basa “su un’analisi esclusiva di fonti e dati medici” e la sua diffusione è stata “ritardata fino alla convergenza delle prove”, citando anche fonti vicine al governo.