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Iran: in 4 giorni ha lanciato più ordigni sul Golfo che su Israele

Keystone-SDA

Secondo i dati pubblicati oggi dall'Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (INSS) israeliano, nei primi quattro giorni di guerra l'Iran ha lanciato verso i paesi del Golfo 2,5 volte più missili e 20 volte più droni rispetto a quelli sparati contro Israele.

(Keystone-ATS) Mentre verso lo Stato ebraico i pasdaran hanno lanciato circa 200 missili e circa 100 droni, in 123 ondate di attacco, contro i paesi del Golfo hanno attaccato con circa 500 missili e circa 2’000 velivoli senza pilota.

A titolo di confronto, il portavoce dell’esercito israeliano ha indicato oggi che l’aeronautica militare ha attaccato l’Iran con oltre 5’000 munizioni dall’inizio dell’operazione “ruggito del leone”.

Il rapporto dell’INSS commenta che, pur considerando Israele come il principale nemico, Teheran stia concentrando la maggior parte della propria potenza di fuoco sui suoi vicini più prossimi, con alcuni dei quali, come il Qatar, intrattiene generalmente relazioni buone.

Una delle considerazioni dei ricercatori è che l’attacco intensivo della Repubblica islamica contro i paesi del Golfo derivi da una considerazione strategica: Teheran mira a spingere gli Stati del Golfo a fare pressione sugli Stati Uniti affinché pongano fine alla guerra o almeno la accorcino in modo significativo – unica leva di pressione efficace di cui dispongono gli iraniani, e per questo ne fanno uso senza distinzione.

La seconda considerazione è che l’Iran possiede molti più missili (migliaia) con una portata tra i 300 e i 600 chilometri, che raggiungono gli Stati del Golfo e gli impianti petroliferi lungo la costa. Dispone inoltre di migliaia di droni d’attacco e suicidi, più precisi dei missili e molto più difficili da intercettare con le batterie di difesa aerea americane.

In più gli obiettivi “soft” dell’industria petrolifera e delle costruzioni nel Golfo sono facilmente attaccabili con alcune decine di chilogrammi di esplosivo presenti nei droni suicidi del modello Shahed-136. Per colpire gli impianti petroliferi l’Iran non ha bisogno di missili balistici pesanti e costosi e, in molti casi, utilizza missili costa-mare lanciati dalla costa iraniana o da imbarcazioni d’attacco veloci che operano nelle acque del Golfo.

Infine, afferma l’INSS, la deterrenza: attaccare il Golfo significa mettere tali paesi in guardia dall’autorizzare gli americani a operare dal loro territorio, sia in modo difensivo (rilevamento e allerta) sia offensivo. L’Iran mira, ad esempio, a impedire il decollo di aerei d’attacco dall’Arabia Saudita, dal Qatar, dal Kuwait e da altri Stati.

Finora in Iraq ci sono stati 11 morti e 5 feriti, in Kuwait 4 morti e 35 feriti, negli Emirati Arabi Uniti 3 morti e 68 feriti, in Oman 3 morti e 4 feriti, in Qatar 16 feriti, in Bahrein 1 morto e 4 feriti e in Giordania 5 feriti.

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