Iran, enorme chiazza di petrolio vicino a Kharg di origine non nota
Lo scontro tra Iran e Occidente passa anche dall'allarme ambientale lanciato per una chiazza di petrolio osservata a largo dell'isola di Kharg.
(Keystone-ATS) Lo sversamento, inizialmente stimato con una estensione di circa 50 chilometri quadrati, non vede ancora un’origine chiara, ma ci sono già accuse incrociate: secondo un parlamentare iraniano, Jafar Pourkabgani, la chiazza sarebbe stata infatti causata “da residui di petrolio e acque di zavorra provenienti da petroliere europee, che sono state scaricate in mare, danneggiando l’ambiente marino”.
Ma secondo una Ong ambientalista con sede in Regno Unito, il Conflict and Environment Observatory (Ceobs), potrebbero essere le infrastrutture petrolifere iraniane ad aver causato la fuoriuscita di greggio.
La chiazza di petrolio è stata osservata per la prima volta nei giorni scorsi, dopo che la società Orbital Eos, che monitora le fuoriuscite di petrolio, ha analizzato alcune immagini satellitari condividendo i risultati con il New York Times. “Sebbene le infrastrutture offshore nell’area più ampia potrebbero essere una potenziale fonte, al momento non siamo in grado di identificare un punto di origine definitivo o di attribuire la fuoriuscita a una causa specifica”, ha affermato Leon Moreland del Ceobs.
Moussa Ahmadi, capo della commissione energia del parlamento iraniano, ha dichiarato all’agenzia di stampa Isna che “finora non vi è stata alcuna segnalazione ufficiale che confermi” perdite dalle infrastrutture petrolifere iraniane dovute a problemi di capacità di stoccaggio. Alcuni media, tra cui l’americana Fox News, hanno ipotizzato che le infrastrutture di stoccaggio petrolifero iraniane potrebbero essere sotto pressione a causa del blocco navale statunitense, che sta ostacolando la capacità del Paese di esportare o immagazzinare greggio. Ma per il deputato Pourkabgani si tratta di “falsità”.
Moreland ha affermato che “non vi sono prove evidenti di ulteriori sversamenti attivi intorno all’isola, sebbene la precedente chiazza sia ancora visibile mentre si sposta verso sud”. In ogni caso, dopo averla definita una delle più grandi chiazze di petrolio individuate nell’area dall’inizio dell’offensiva israelo-americana contro l’Iran del 28 febbraio scorso, il Ceobs ha sottolineato che le ultime osservazioni dallo spazio mostrano che lo sversamento si è “molto ridotto” rispetto alla sua estensione iniziale.
La chiazza si estendeva giovedì su oltre 50 km2, ha riportato il New York Times, secondo il quale in mare potrebbe trovarsi una quantità di petrolio pari a “oltre 3.000 barili”.
Kharg, situata nel nord del Golfo, è il principale terminal petrolifero iraniano, attraverso il quale transita normalmente il 90% del greggio controllato da Teheran. Alla fine di marzo, il presidente americano Donald Trump aveva minacciato di “annientare” l’isola se l’Iran non avesse riaperto lo stretto di Hormuz alla navigazione. Centinaia di navi, tra cui petroliere, sono bloccate nel Golfo a seguito di questo blocco, aggravato da un blocco americano dei porti iraniani.