Interpharma critica Trump e punta a zero dazi
Secondo l'associazione di categoria Interpharma, l'industria farmaceutica elvetica dovrebbe essere esentata, per quanto possibile, dai dazi doganali sulle esportazioni negli Stati Uniti.
(Keystone-ATS) Ieri Trump ha annunciato dazi fino al 100% sulle importazioni negli Stati Uniti di medicamenti protetti da brevetto. Secondo un ordine esecutivo pubblicato dalla Casa Bianca, alle impoprtazioni farmaceutiche elvetiche dovrebbe essere applicata un’aliquota d’imposta ridotta del 15%.
In una presa di posizione pubblicata oggi su LinkedIn, l’associazione delle aziende farmaceutiche svizzere attive nella ricerca chiede all’Amministrazione federale di impegnarsi nei negoziati doganali attualmente in corso con gli Stati Uniti allo scopo di ottenere almeno una soluzione equivalente a quella concessa al Regno Unito (10% di aliquota, n.d.r). L’obiettivo? Esentare il più possibile l’industria farmaceutica dai dazi doganali.
I dazi imposti dagli Stati Uniti, critica Interpharma, mettono a rischio le catene globali di produzione e di approvvigionamento dei farmaci, ostacolano la ricerca e lo sviluppo e danneggiano i pazienti in tutto il mondo. La decisione potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento. La Svizzera deve ora concentrarsi sul miglioramento delle proprie condizioni quadro.
Sono necessarie, secondo l’associazione di categoria, riforme di ampia portata per rafforzare la piazza farmaceutica svizzera, migliorare l’accesso dei pazienti e fare in modo che il nostro Paese rimanga attrattivo anche in futuro per gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di medicinali innovativi.
Effetti poco chiari
Le misure doganali annunciate da Trump entreranno in vigore tra 120 giorni per le grandi imprese e tra 180 giorni per le aziende più piccole. Le ripercussioni precise per il settore farmaceutico elvetico non sono al momento chiare. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di sbocco per le aziende svizzere attive in questo ramo.
Per i paesi con accordi commerciali – tra cui Svizzera, UE, Giappone e Corea del Sud – si applica l’aliquota nettamente inferiore del 15%. I farmaci generici e i biosimilari sono per il momento esclusi dai dazi, ma potrebbero essere inclusi in un secondo momento.
Roche e Novartis siglano un accordo
Ad ogni modo, i colossi elvetici del settore non sono rimasti a guardare. Già nel dicembre scorso, Roche e Novartis hanno raggiunto un accordo col governo statunitense. In tale occasione, la controllata di Roche, Genentech, si è impegnata a ridurre il prezzo del suo farmaco antinfluenzale Xofluza da 168 a 50 dollari. Novartis, dal canto suo, ha ridotto il prezzo del suo farmaco per la sclerosi multipla Mayzent da 9987 a 1137 dollari.
In cambio, ai due gruppi basilesi è stata prospettata un’esenzione dai dazi sui prodotti farmaceutici negli Stati Uniti per tre anni. Parallelamente a questa intesa, Roche ha annunciato investimenti per circa 50 miliardi di dollari negli Stati Uniti, mentre Novartis intende investire circa 23 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per potenziare la ricerca e la produzione nel paese a stelle e strisce.