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Iniziativa SSR: comitato per sì, risparmi per famiglie e imprese

Keystone-SDA

Dispensare le imprese dal canone radiotelevisivo e ridurlo da 335 a 200 franchi per le economie domestiche sono misure adeguate.

(Keystone-ATS) Non compromettono l’offerta dei programmi nelle regioni linguistiche, portano un po’ di sollievo finanziario a privati e aziende in un periodo di crescente costo della vita e garantiscono maggiore equità tra i consumatori dei media.

Sono questi i principali argomenti presentati oggi in una conferenza stampa a Berna dal comitato a favore dell’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)”, sottoposta al giudizio di popolo e Cantoni il prossimo 8 marzo. Nel comitato figurano esponenti di UDC, già profilatasi in passato sul canone, ma anche di PLR e Centro.

“I consumatori devono essere alleggeriti. La riduzione da 335 a 200 franchi è adeguata. Altrettanto adeguato è esentare tutte le imprese dal canone SSR. Affitti in aumento, assicurazioni malattia in aumento: sono problemi con cui i cittadini devono confrontarsi da tempo. Con la nostra riduzione del canone a 200 franchi, tutti avranno più soldi a disposizione per vivere”, ha detto il consigliere nazionale Thomas Matter (UDC/ZH), sottolineando che il canone in Svizzera è il più elevato a livello mondiale.

Doppia imposizione per imprese

Oggi le aziende e le imprese commerciali pagano un canone basato sul fatturato. È irrilevante che utilizzino o meno l’offerta della Società svizzera di radiotelevisione (SSR). Il consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro/TI), presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), critica una doppia imposizione fiscale a carico degli imprenditori: “Questi soldi mancano all’azienda. Mancano per la formazione dei nostri apprendisti. Mancano per la formazione continua dei collaboratori. Ma mancano anche per gli investimenti e per la sicurezza informatica. Tutti i collaboratori pagano già a titolo privato. Quindi, come azienda, paghiamo tutto due volte!”, ha deplorato.

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR/SZ), presidente della sezione del canton Svitto dell’usam, che ha fatto l’esempio del settore dei garage: questi imprenditori pagano un canone dell’ordine di migliaia di franchi solo perché hanno un fatturato elevato, ma il loro margine è limitato.

Giovani non consumano SSR

Regazzi ha tacciato come pura “cosmetica” la controproposta del Consiglio federale. Nel giugno del 2024 il governo, che può agire autonomamente per via di ordinanza, ha deciso di ridurre gradualmente il canone a 300 franchi all’anno entro il 2029. L’esecutivo ha pure stabilito l’esenzione dal canone per le imprese con un fatturato fino a 1,2 milioni di franchi (attualmente la soglia è di 500’000 franchi). “Il Consiglio federale riconosce il problema, ma l’errore strutturale rimane. Perché 1,2 milioni e non di più o non di meno?”, ha chiesto Theiler.

Oggi la pluralità dei media è più ampia che mai grazie alla grande varietà di offerte disponibili su internet. I giovani devono però pagare un servizio che difficilmente utilizzano. Ciò è ingiusto, ha sostenuto Pauline Blanc, vicepresidente dei Giovani liberali radicali svizzeri (GLRS), soprattutto perché durante il periodo di formazione “non si nuota nell’oro”.

Ridefinire ruolo di SSR

Per il comitato, la riduzione del canone è buona cosa anche perché costringerà politica e SSR a definire il ruolo di servizio pubblico. Per il presidente dei GLRS, Jonas Lüthy, alcuni programmi, come “il percorso di ricerca interiore di personaggi famosi in Corea del Sud o talk show” non corrispondono al mandato dell’azienda. La ragion d’essere del servizio pubblico risiede in un’informazione affidabile, in contenuti formativi e nella promozione della diversità culturale, ambiti in cui gli operatori privati incontrano limiti economici. Lüthy ha sostenuto che con 850 milioni di franchi (650 provenienti dal canone a 200 franchi e dalla pubblicità), la SSR può garantire tutto questo (attualmente il canone genera entrate di circa 1,25 miliardi).

Per il consigliere nazionale Gregor Rutz (UDC/ZH), da tempo profilatosi per una ridefinizione dei compiti essenziali della SSR, quest’ultima gioca un ruolo importante di servizio pubblico nelle regioni romanciofona e italofona, dove un’offerta mediatica privata è povera o latitante. I mezzi della SSR non devono invece servire per fare concorrenza ai privati nella Svizzera tedesca, dove le emittenti locali sono vivaci. “Bisogna chiedersi cosa generi diversità mediatica: non è solo la SSR, ma tutti i media”.

Cura per minoranze linguistiche

Quali esempi della distorsione della concorrenza e di offerte che non corrispondono al servizio pubblico il deputato zurighese ha citato le varie radio musicali della SSR nella Svizzera tedesca e in epoca più recente l’offerta in linea. Ha auspicato che l’azienda sia “complementare all’offerta del mercato”.

Rutz ha affermato che l’iniziativa popolare mira a garantire alle minoranze linguistiche programmi di pari valore a quelli della radio e televisione svizzerotedesca SRF, attraverso una perequazione finanziaria. Le emittenti radiofoniche e televisive private continueranno a ricevere l’attuale contributo derivante dal canone.

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SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

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