Iniziativa neutralità: affossata dal popolo, è ufficiale
Gli svizzeri hanno bocciato oggi alle urne l'Iniziativa sulla neutralità. È infatti certo che il testo non è riuscito a ottenere la maggioranza dei Cantoni, dopo lo spoglio in 15 di essi.
(Keystone-ATS) L’iniziativa era promossa dall’UDC: non è la prima volta quest’anno che il principale partito svizzero non riesce a convincere i cittadini ad accettare delle sue proposte. Era già accaduto con due altre votazioni molto sentite: in marzo quella per abbassare il canone radio-tv a 200 franchi (61,9% di no) e in giugno quella contro una Svizzera da 10 milioni (54,8%).
Il risultato odierno non è una sorpresa, con i sondaggi che non lasciavano particolare spazio alle speranze dei fautori dell’iniziativa. “L’UDC non è riuscita a mobilitare al di fuori della propria base”, ha affermato il politologo Urs Bieri, dell’istituto gfs.bern, alla radio SRF. Le proiezioni parlano di una percentuale di no intorno al 70%.
Oltre a quelli dei sostenitori democentristi, ci sono stati “pochi o nessun voto a favore” dell’iniziativa, ha commentato l’esperto. E a nulla è servito il forte appoggio, in primis finanziario, dell’ex consigliere federale Christoph Blocher: “Questo dimostra che non si vince solo con i soldi. Servono coalizioni e che il problema sia ‘urgente'”, ha continuato Bieri.
Dalla sonora bocciatura si discosta in parte il Ticino, dove l’iniziativa è sì stata respinta, ma con un esito tirato (51,7%). Nei Grigioni i no hanno raggiunto il 66,6% e altrove, come a Zugo e Argovia, le opposizioni hanno sfondato quota 70%.
Il testo, la cui denominazione ufficiale è “Salvaguardia della neutralità svizzera”, chiedeva una prassi più restrittiva in materia, iscrivendo nella Costituzione che la neutralità è permanente e armata. Esso esigeva la non adesione di Berna ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto.
Voleva inoltre che si rinunciasse a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, al contrario di quanto fatto, sulla scia dell’Unione europea, con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Avrebbero fatto eccezione solo quelle deliberate dall’Onu.
Stando ai favorevoli, al giorno d’oggi il principio di neutralità, al quale si deve la libertà e prosperità della Svizzera, viene sempre più svuotato del suo significato e modellato a piacimento per avvicinarsi ad esempio alla Nato. Un pericolo sia per l’economia sia per la credibilità della Confederazione, in primis per il suo storico ruolo di mediatrice, hanno avvertito durante la campagna.
Per gli scettici invece, tra cui si annovera il Consiglio federale, non serviva una nuova definizione che avrebbe limitato in maniera eccessiva il margine di manovra della politica estera del Paese, minando quella flessibilità che, a detta di molti, è la vera forza della neutralità in salsa elvetica. Negli scorsi mesi, il testo è stato da più parti bollato come nocivo per la sicurezza e qualcuno si è perfino spinto a etichettarlo come pro-Putin.