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Iniziativa neutralità, comitato promotore lancia campagna

Keystone-SDA

I fautori di una neutralità "integrale" affilano le armi: il comitato promotore dell'iniziativa popolare "Salvaguardia della neutralità svizzera" ha lanciato oggi la campagna in vista della consultazione popolare del 27 settembre.

(Keystone-ATS) L’iniziativa, promossa da Pro Svizzera e da alcuni membri dell’UDC, chiede di iscrivere nella Costituzione una definizione di neutralità, esigendo che Berna non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro la Svizzera. Il testo vuole che la Confederazione rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, a meno che vengano decise dall’ONU, al contrario di quanto fatto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Non un relitto del passato

Per l’ex consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/LU), presidente del Comitato d’iniziativa, la neutralità non è un “relitto del passato” come qualcuno vorrebbe farci credere, bensì un principio di politica estera alla base della nostra libertà e prosperità, e lo sarà anche in futuro, specie in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo con guerre in Europa e Medio Oriente e tensioni fra le grandi potenze.

Purtroppo, ha aggiunto, da anni questo principio viene interpretato in maniera flessibile, nell’intento di avvicinarci sempre di più alla NATO, ciò che nuoce alla credibilità della neutralità, Quest’ultima fa del nostro Paese un interlocutore credibile e pronto a mediare in caso di conflitti. La neutralità perpetua e armata, secondo Wobmann, è al servizio della pace; ci protegge dalle guerre da secoli ed è garante della nostra libertà.

Neutralità è un vantaggio

Riflessioni, queste ultime, fatte proprie anche dal medico Stefan Rietiker, presidente di Pro Svizzera, secondo cui la neutralità è stata per secoli un principio che ha fatto di noi uno Stato rispettato, base della nostra libertà e prosperità, ma importante anche per la coesione interna di un Paese fondato sulla volontà di stare insieme.

Rimanere lontani dai blocchi è un vantaggio per la nostra economia e le nostre imprese che possono avere relazioni d’affari con chiunque. Le interpretazioni ballerine della neutralità di questi ultimi anni non fanno quindi che erodere questi vantaggi a parere di Rietiker e limitare la nostra libertà di manovra, mettendo in dubbio la nostra credibilità. Quest’ultima è anche all’origine della forte presenza di organizzazioni internazionali in Svizzera.

Buoni uffici

Nel suo intervento, il medico Samuel Sommaruga, presidente del Comitato per la Ginevra internazionale e la sua neutralità (fondato quest’anno in vista della votazione di fine settembre e vicino a Pro Svizzera), la neutralità appartiene al popolo, non ai partiti. Di fronte a un mondo sempre più frammentato e alle guerre in Europa, Africa e Medio Oriente, con le grandi potenze che ci chiedono da parte stiamo, la Svizzera deve chiedersi, secondo Sommaruga, a che che possa servire.

Ebbene, per Sommaruga il nostro paese deve rimanere indipendente per poter parlare con tutti, accogliere chi ha bisogno ed essere pronto a favorire il dialogo. Tutti principi alla base della Ginevra internazionale, un luogo dove tutti possono dialogare. Tuttavia, ha precisato, per esercitare questa funzione di mediatore con credibilità è necessaria la fiducia, che deriva appunto dalla neutralità, ossia dal fatto che la Svizzera non sarà percepita come parte in causa. Una neutralità a geometria variabile finisce con l’indebolire questa fiducia. Senza quest’ultima, Ginevra perde parte della sua capacità di agire. La neutralità non è quindi sinonimo di indifferenza, ha puntualizzato Sommaruga. La prova? L’iniziativa mantiene le sanzioni decise dalle Nazioni Unite e gli aggressori non vengono assolti.

Attenti ai politici, possono sbagliare

Per l’ex consigliere federale Christoph Blocher, la neutralità perpetua e armata ci protegge dalla “classe politique” che non ha mai creduto in questo principio e il cui comportamento potrebbe anche trascinarci in una guerra.

Ricollegandosi al periodo della Società delle Nazioni (SDN), organismo di sicurezza collettiva istituito a Ginevra dopo la Grande guerra e al quale la Svizzera aderì, l’imprenditore zurighese ha fatto l’esempio delle minacce di invasione proferite da Benito Mussolini quando la Svizzera decise di adottare sanzioni contro l’Italia dopo l’Invasione dell’Etiopia nel 1935.

Ebbene, nel 1938, il Consiglio federale fu costretto ad ammettere di essersi sbagliato e che, confrontato col parallelo indebolimento della SDN, fosse più saggio ritornare alla neutralità integrale. Poco dopo, ha aggiunto, scoppiava la Seconda guerra mondiale.

Elettori ancora incerti

Il 31 luglio scorso, secondo un primo sondaggio di YouGov Svizzera, non emergeva ancora una tendenza chiara in merito a questo oggetto. Se il voto si fosse tenuto il giorno della pubblicazione dell’inchiesta, l’iniziativa sulla neutralità avrebbe ottenuto il 40% di sì contro il 38% di no. Circa il 22% degli intervistati, tuttavia, non era ancora in grado o non voleva prendere posizione.

Il sondaggio aveva messo in evidenza anche differenze a seconda delle regioni linguistiche e delle preferenze partitiche. L’iniziativa sulla neutralità raccoglieva più consensi nella Svizzera romanda e in Ticino che nella Svizzera tedesca. Non sorprende che sia ampiamente sostenuta dall’elettorato dell’UDC, mentre quello dei Verdi la respinge a maggioranza.

Il sondaggio era stato condotto online tra il 15 e il 27 luglio su un campione di 1’229 persone rappresentative della popolazione svizzera avente diritto di voto.

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